Rimini, Confcommercio: “Allarmante il dato dell’e-commerce: -14,8%. Smentita netta del mito del digitale”

Rimini
  • 13 aprile 2026

RIMINI. “I dati diffusi dalla Camera di Commercio della Romagna sul settore commercio in provincia – dice il presidente di Confcommercio Rimini, Giammaria Zanzini - confermano una tendenza negativa che deve essere considerata strutturale”.

Al 31 dicembre 2025 le imprese del commercio attive in provincia sono 8.047, in calo del 2,8% rispetto all’anno precedente. Ancora più marcata la flessione del commercio al dettaglio (-3,2%), con un arretramento diffuso in quasi tutte le categorie: abbigliamento (-5,3%), calzature (-5,6%), mobili (-5,5%), ferramenta (-4,5%), edicole (-7,3%), frutta e verdura (-6,2%) e tabaccherie (-11,5%). A crescere sono soltanto alcune nicchie quali profumerie ed erboristerie (+6,4%) e i supermercati (+3,4%), mentre continua ancora la contrazione del commercio ambulante (-7,6%).

“Il calo del 2,8% in un anno fa tremare i polsi: non possiamo abituarci a questo declino come niente fosse. Particolarmente allarmante - sottolinea Zanzini - è il dato sull’e-commerce in provincia: il -14,8% non è una semplice flessione, ma una smentita netta del mito del digitale come crescita inarrestabile. Rivela, piuttosto, tutte le fragilità del modello quando si misura con le PMI, prive della spinta virale e dei margini che sostengono i colossi dell’online”.

Anche sul fronte delle vendite, il 2025 si chiude con un calo complessivo: il -1,3% coinvolge sia il comparto alimentare (-1,4%) sia quello non alimentare (-2,1%), mentre crescono, e tanto, le vendite delle grandi strutture come gli ipermercati (+3,0%).

“Da anni assistiamo a una progressiva erosione del tessuto commerciale tradizionale, che oggi assume dimensioni sempre più evidenti e preoccupanti. Stiamo perdendo pezzi fondamentali della nostra economia urbana e della vita quotidiana delle comunità. Negozi di vicinato e attività storiche, presìdi sociali prima ancora che economici, vengono sostituiti e stritolati da ipermercati, discount, outlet e mega strutture periferiche contro cui da soli non possono duellare. Non siamo di fronte soltanto a una desertificazione commerciale - aggiunge Zanzini - ma a una vera e propria trasformazione/sostituzione del tessuto urbano. I negozi di qualità stanno progressivamente lasciando spazio a format omologati, catene e attività a basso valore aggiunto, spesso legate a prodotti standardizzati. Questo impoverisce non solo l’economia, ma anche l’identità delle nostre città e dei nostri quartieri e, di conseguenza, del nostro turismo”.

Per Confcommercio è necessario un cambio di passo nelle politiche pubbliche.

“Occorre un intervento strutturale che parta da una visione strategica delle città. Il commercio di prossimità non è un settore come gli altri: è un elemento essenziale della qualità urbana, della sicurezza e della coesione sociale. Senza negozi vivi, le città si svuotano e diventano dormitori, prestando il fianco a insicurezza e degrado. C’è bisogno politiche fiscali, accessibilità, parcheggi, sicurezza, eventi, rigenerazione dei centri, sostegno concreto alle imprese e il rispetto delle regole che oggi totalmente disattese. Senza interventi, il rischio è quello di accompagnare passivamente il declino in atto. In questo senso rappresentano una grande opportunità gli Hub urbani e di prossimità, perimetro sperimentale per riqualificazione e regolamenti che vadano ad incidere sulla pianificazione commerciale e mitighino un’offerta degradante. Strumenti che possono aiutare a ripensare il commercio in chiave moderna, mettendo insieme imprese, amministrazioni e territorio. Ma servono risorse adeguate, tempi rapidi, una forte condivisione e tanto coraggio”.

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