Questa mattina niente locandine esposte fuori dalla storica edicola del lungomare di Viserba, un tempo (circa 60 anni) quartier generale di Maria Zanzani Crociati, meglio nota come Eugenia. Ieri per Sandro Russo, gestore dell’attività al civico 126 di viale Dati per dieci anni, è stato l’ultimo giorno dietro al bancone. Una lunga giornata passata tra le copie da vendere, qualche scherzoso rimprovero e tanti abbracci. Cinquantatré anni, una mai sopita passione per la musica, Russo analizza le gioie e i dolori di un mestiere per quanto prezioso sempre meno appetibile. Sul futuro della rivendita al momento la proprietà (gli eredi di Eugenia Zanzani Crociati) non si sbilancia, anche se la speranza è di trovare un nuovo gestore. L’unica certezza è che per ora l’edicola chiude.
Signor Russo, dopo dieci anni in prima linea cosa si porta via da Viserba?
«Tanti bellissimi ricordi e un’ondata di affetto che mi ha sorpreso. Il rapporto con le persone è il tratto distintivo e impagabile di questo lavoro. Qualcuno dei miei clienti storici è entrato in negozio e non è riuscito a trattenere le lacrime, posso dire di aver fatto parte di una grande famiglia, dove si sono condivise gioie, dolori e libero scambio di opinioni».
Ora potrà finalmente riposare.
«Il lavoro che c’è dietro una rivendita di giornali è tanto, per me che abito a Montetiffi essere in edicola all’alba ha significato alzarmi tutte le mattine prima delle 5, domenica compresa e fare rientro a casa solo in serata. Aggiungiamo poi il servizio di consegna dei quotidiani a bar e attività varie fino a Torre Pedrera. La vita privata? Quasi inesistente».
Copie da sistemare, copie da rendere. Un lavorio continuo.
«Conti alla mano l’edicola può funzionare solo se gli si associa qualcosa d’altro, libri, gratta e vinci e cose simili. La vendita dei libri per me si è rivelata nel tempo una mossa vincente ma l’apertura quest’estate di una libreria poco distante ha eroso parte del mio guadagno, così ho preso a malincuore la decisione di chiudere».
Chi acquista i giornali oggi?
«Soprattutto gli anziani. Chi lo fa, lo fa per abitudine consolidata nel tempo. È un rito al quale non si rinuncia facilmente, per i “fedelissimi” al mattino anche un minuto in più di attesa fa la differenza e può farli innervosire. Nei giovani non ho visto la stessa attenzione, se leggono lo fanno in maniera più superficiale».
Fino a ieri edicolante e da domani?
«Andrò a gestire a Rivabella un negozio di prodotti serigrafici. Dieci anni fa pensavo che sarei arrivato alla pensione come edicolante, invece non è andata così, spero di rivedere presto tutti gli amici nella mia nuova attività».
Un augurio?
«Viserba non può stare senza edicola, intorno a una locandina le persone del luogo si confrontano magari anche alzando la voce ma questi momenti sono parte fondamentale della vita di una comunità. Un giorno tutti professori, il giorno dopo tutti arbitri o ingegneri, ma sempre liberi di esprimere in presenza il proprio pensiero».
Un ricordo particolare?
«Il periodo della pandemia. Sono rimasto sempre aperto, ho dato e ricevuto coraggio in un momento veramente tragico. Per tante persone il fatto di trovare in edicola il proprio giornale e poter scambiare due parole è stato un importantissimo segnale di normalità».