Rimini. Cassiera di un supermercato licenziata e umiliata, vince la causa per mobbing: 61mila euro di risarcimento e reintegro al lavoro

Rimini
  • 17 marzo 2026

RIMINI. Un’ex cassiera di un supermercato di Rimini, assunta a tempo indeterminato nel 2023, ha ottenuto giustizia dopo essere stata licenziata in seguito a mesi di vessazioni e maltrattamenti sul luogo di lavoro, un fenomeno noto come mobbing.

La donna, 40 anni, aveva intrapreso un’azione legale contro l’azienda in seguito al licenziamento del 2024, motivato da presunte irregolarità sui buoni sconto, accuse che si sono rivelate infondate. Nel corso del procedimento - come riferisce il Corriere della Sera - è emersa la vera causa del suo allontanamento: un superiore l’aveva presa di mira, insultandola ripetutamente e umiliandola davanti a colleghi e clienti con frasi come: «Non vali niente, non capisci nulla, ma non ti vergogni di essere un’incapace totale». Questa situazione ha provocato un vero e proprio crollo psicologico nella dipendente.

Il Tribunale di Rimini, sezione del lavoro, guidato dal giudice Lucio Ardigò, ha analizzato la vicenda in dettaglio, ascoltando numerose testimonianze e disponendo una perizia medico-legale. La sentenza ha confermato che il superiore ha attuato «sistematiche condotte prevaricanti» creando un ambiente di lavoro «opprimente, stressante ed avvilente». È stato accertato che la lavoratrice ha subito un danno alla salute, diagnosticato come «disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso misti da stress lavoro correlato».

La sentenza ha rappresentato una vittoria su tutta la linea per la donna: il Tribunale ha annullato il licenziamento ordinando il reintegro in azienda. È stato disposto il pagamento di 12 mensilità di indennizzo per licenziamento illegittimo, pari a circa 21mila euro. L’azienda è stata condannata a versare un risarcimento danni di 40mila euro per il mobbing subito, oltre a interessi e spese legali.

Complessivamente, l’azienda dovrà pagare alla lavoratrice circa 61mila euro, a riprova dell’obbligo legale del datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale dei propri dipendenti.

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