Rimini, caso Falchi: sospesi gli otto agenti indagati

È arrivata nel tardo pomeriggio di sabato, a oltre una settimana dall’interrogatorio durato circa undici ore, la decisione della gip Raffaella Ceccarelli sulle misure interdittive chieste dalla Procura per gli otto agenti del Nucleo Falchi della Polizia locale di Rimini, indagati a vario titolo per falso ideologico, calunnia, violenza privata e lesioni personali. La giudice ha sciolto le riserve e accolto la richiesta, disponendo la sospensione dal pubblico servizio per tutti gli indagati, già assegnati ad altre mansioni. E questa mattina, lunedì 26 ottobre, il Comune di Rimini ha recepito il provvedimento disponendo la sospensione.

I mesi di sospensione

Nel dettaglio, per l’ispettore superiore Vincenzo Reale, 51 anni, è stata disposta la sospensione per un anno, mentre dieci mesi per l’ispettore Luigi Spetrini, 38 anni. Entrambi sono difesi dagli avvocati Moreno Maresi e Mattia Lancini. Otto mesi di sospensione per Maria Beatrice Mulazzani, 55 anni, moglie del comandante, assistita dall’avvocato Maurizio Ghinelli. Sei mesi, invece, per gli altri cinque indagati: Federico Cappella, 30 anni, difeso dall’avvocato Piero Venturi; Pasqualina Miele, 66 anni, assistita dagli avvocati Marco Ditroia e Valentina Broccoli; Giovanni Milano, 37 anni, difeso dall’avvocato Alessandro Petrillo; Jonathan Rambaldi, 31 anni, e Luca Corsini, 39 anni, entrambi assistiti dall’avvocato Maurizio Ghinelli. Secondo quanto riferito in precedenza dal suo legale, l’agente Milano sarebbe stato l’unico componente del Nucleo Falchi ad aver chiesto e ottenuto il trasferimento, lasciando volontariamente il reparto.

Le difese, come prevedibile, si preparano ora a presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Nell’ambito dell’inchiesta risultano inoltre indagati altri due agenti per l’ipotesi di favoreggiamento.

La decisione del gip

Secondo quanto emerso, nell’ordinanza la gip avrebbe rilevato un’eccessiva facilità nel procedere agli arresti, con critiche e contestazioni rivolte agli agenti che sarebbero state interpretate come resistenza. Sotto la lente anche relazioni di servizio e verbali d’arresto firmati da operatori che non avrebbero partecipato fisicamente agli interventi. La giudice avrebbe inoltre considerato tardiva e inadeguata la decisione di assegnare gli indagati ad altre mansioni.

L’indagine

L’inchiesta della Guardia di finanza riguarda dodici episodi nei quali, secondo l’ipotesi accusatoria, gli agenti avrebbero riportato nei verbali circostanze non corrispondenti a quanto realmente accaduto. Le indagini sarebbero partite dall’esposto di un automobilista fermato da operatori in borghese che, secondo la denuncia, non si sarebbero qualificati. L’uomo sarebbe stato inseguito fino a casa e ammanettato, per poi essere denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Il procedimento a suo carico è stato successivamente archiviato.

Tra gli altri episodi contestati figurano presunte aggressioni durante i controlli e ricostruzioni degli interventi ritenute non veritiere dagli inquirenti. Durante l’interrogatorio preventivo, gli otto agenti hanno respinto ogni addebito, sostenendo la correttezza del proprio operato e la regolarità dei verbali redatti.

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