Rimini, caso Falchi, l’accusa di un padre: “Mio figlio 14enne trattato come un boss criminale”

Rimini
  • 29 ottobre 2026

rimini

Una nuova accusa si aggiunge a quelle che, in questi giorni, riportano l’attenzione sugli otto Falchi della Polizia locale di Rimini, indagati per falso in atto pubblico, calunnia, lesioni e violenza privata. Questa volta a parlare è un padre che ripercorre un episodio di alcuni anni fa, quando il figlio, allora 14enne, fu fermato fuori da una discoteca e accompagnato a casa dagli agenti.

La storia alcuni anni fa

Secondo la testimonianza, il ragazzo sarebbe stato accusato di avere uno spinello in bocca e segnalato come assuntore di sostanze stupefacenti. Quella stessa notte, racconta il genitore, gli agenti si sarebbero presentati in borghese davanti alla sua abitazione, suonando insistentemente al citofono e chiamando la moglie. La donna, spaventata, avrebbe contattato il marito che si trovava al lavoro. L’uomo racconta di essere rientrato a casa e di aver avuto un acceso confronto con gli agenti, seguito da un’ispezione nella camera del figlio. «Sembrava avessero catturato un pericoloso boss criminale, invece era un ragazzino di 14 anni».

Gli esami tossicologici

Il padre riferisce inoltre che il giorno successivo il figlio fu sottoposto a esami tossicologici presso un laboratorio certificato, risultati negativi alle sostanze ricercate. Nel suo racconto sostiene anche di aver notato il disagio degli altri agenti presenti durante l’intervento.

La testimonianza arriva a pochi giorni dalla sospensione disposta dalla gip Raffaella Ceccarelli. «Una divisa dovrebbe servire a proteggere i cittadini, non a intimidirli» conclude l’uomo, precisando di non voler generalizzare nei confronti della Polizia locale, ma di contestare il comportamento che, secondo la sua versione, sarebbe stato tenuto nei confronti della sua famiglia.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui