Rimini. Botte alla fidanzata imprenditrice, poi le ruba 10mila euro

Botte, insulti denigratori, minacce e anche la sottrazione di denaro dall’attività di cui lei è amministratrice.
Questa volta è una donna imprenditrice la vittima dei pesanti maltrattamenti inflitti dal compagno, un 53enne riminese, per il quale la gip Raffaella Ceccarelli ha fissato l’udienza preliminare il giorno del 26 novembre, dopo la richiesta di rinvio a giudizio proposta dal pm Luca Bertuzzi. In quella data, il riminese (assistito dall’avvocato Giuseppe Cancelliere) comparirà davanti al gup del Tribunale di Rimini per discutere l’avvio eventuale del processo a suo carico. Oltre a maltrattamenti in famiglia, il 53enne dovrà rispondere anche di lesioni aggravate e indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti. L’uomo, infatti, è accusato di aver usato la carta Bancomat dell’azienda della compagna, spendendo fino a 10mila euro.
La vicenda
«Non vali niente, non capisci niente», «sai solo cucinare», «non mi rompere altrimenti ti faccio male, che io non ho niente da perdere». Erano di questo tenore gli insulti che il 53enne era solito rivolgere alla compagna convivente, che da circa 4 anni subiva le angherie del fidanzato. Una convivenza violenta, in cui lui non si è risparmiato nemmeno di picchiarla fino a ferirla, afferrandola per i capelli girandole il collo e facendole sbattere il fianco sinistro su una mensola. Non soddisfatto, quella volta (lo scorso gennaio, come sostenuto dalla donna nella denuncia) l’aveva anche colpita con pugni al volto e all’orecchio, procurandole traumi plurimi. Nell’agosto del 2023, durante una discussione, la scaraventò a terra per poi trascinarla per i capelli in bagno, continuando a colpirla con calci allo stomaco e alla schiena.
Ma le vessazioni di cui l’imprenditrice era stata vittima non si erano limitate “solo” alle denigrazioni continue e alle botte pesanti e crudeli.
Il controllo che l’uomo (sempre secondo quanto ricostruito dalla vittima, che ha scelto di affidarsi all’avvocato Mauro Crociati e che potrebbe costituirsi parte civile nell’eventuale processo) esercitava su di lei era passato anche attraverso l’impossessamento dei suoi soldi. Lui infatti, avrebbe effettuato 11 prelievi di denaro col bancomat della sua azienda, prelevando un totale di 10mila euro.