Rimini. «Bando tipo per le concessioni. Ritardi oltre i termini di legge»

Rimini
  • 14 aprile 2026

Scadenze mai rispettate. Promesse non mantenute. Stato di perenne incertezza. Il settore balneare riminese è in fermento. Così come gli uffici tecnici comunali incaricati di redigere le evidenze pubbliche per la gestione delle spiagge. Il bando tipo che il ministero delle Infrastrutture avrebbe dovuto presentare entro l’11 aprile per fissare i parametri che gli enti locali devono seguire in fase di redazione dei bandi di gara non è stato ancora predisposto. E l’amministrazione comunale attacca.

Il Comune

«Prendiamo atto di questo ennesimo ritardo – è il commento amaro di Palazzo Garampi -. Ritardo che, questa volta, fa addirittura scadere i termini di legge posti dallo stesso Governo sul tema delle concessioni balneari. A questo punto non si sa più che dire. Una cosa è certa: questi incredibili impegni disattesi mettono ogni giorno di più in imbarazzo operatori, Comuni, e l’intero settore turistico nazionale che vale parecchi miliardi di euro di Pil e centinaia di migliaia di posti di lavoro». Solo a Rimini la ricchezza prodotta dal turismo balneare si è attestata nel 2025 su 1,4 miliardi. «Incredibile la superficialità con cui viene affrontato questo argomento – incalza l’amministrazione comunale -, una superficialità che diventa sempre più rischiosa visto che la scadenza del 2027 per le evidenze pubbliche si avvicina a passi veloci. Esaurito anche il tempo del nuovo ritardo, seguito agli innumerevoli ritardi e promesse disattese che stanno mettendo in fortissima difficoltà gli enti locali, come Comune andremo avanti con la procedura, già annunciata, per le prime 27 zone di spiaggia, contando di approvarla entro aprile».

Ma da dove spunta la data dell’11 aprile? Chi ha fissato questa scadenza a cui fa riferimento Palazzo Garampi? La data arriva dal decreto numero 32/2026 “Commissari”, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 12 marzo scorso, che tra le tante cose inerenti anche altri settori delle infrastrutture nazionali, prevede l’emanazione di un bando tipo per l’assegnazione di porzioni di demanio per uso turistico ricreativo. In particolare, come ricorda anche Mondobalneare (il portale dei balneari), l’articolo 9 del decreto prescrive che “al fine di promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (12 marzo appunto, ndr) il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sottopone alla Conferenza unificata uno schema di bando-tipo per l’avvio delle procedure di affidamento”.

Le categorie

Niente di tutto questo, ad oggi, è stato ufficializzato. Commenta sarcastico Fabrizio Pagliarani, presidente provinciale Confesercenti balneari: «Nessuno stupore, lo immaginavamo. Del resto tutto quello che ci è stato promesso, garantito, da questo governo non è mai stato concretizzato in tempo utile. Speriamo che prima o poi questo bando arrivi E, soprattutto, che preveda gli indennizzi promessi, pari al valore commerciale dell’impresa. E non al risarcimento basato sugli investimenti effettuati negli ultimi 5 anni e non ancora ammortizzati. Investimenti che tra incertezze per la Bolkestein e per il Covid nessuno ha fatto».

Conclude, allora, Mauro Vanni, presidente nazionale di Confartigianato imprese demaniali: «L’auspicio è che questo bando tipo arrivi almeno entro il 20 aprile e che contenga delle linee guida univoche e chiare per tutti i Comuni. Per non incorrere in ricorsi al Tar che bloccherebbero ogni attività vecchia e nuova. Linee guida che proteggano le piccole e medie imprese familiari e che premino la professionalità».

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