Rimini, Autotrasportatori allo stremo. Si rischia lo sciopero generale

Rimini

«Il comparto è allo stremo. Diverse aziende ci hanno annunciato che potrebbero fermarsi perché non riescono a coprire le spese. A fine settimana decideremo cosa fare: il rischio concreto è quello di uno sciopero generale».

Matteo Fabbri, responsabile provinciale Fita-Cna, lancia l’allarme. E lo fa dopo aver raccolto le tante lamentele di piccole, medie e grandi imprese che operano nel settore dell’autotrasporto: dalle ditte monoveicolari (i cosiddetti padroncini) fino a quelle con un centinaio di camion. «La situazione è davvero grave – sottolinea Fabbri -. Nelle settimane trascorse dall’inizio della guerra in Iran, molti imprenditori riminesi del trasporto su gomma ci hanno esternato i loro timori, superiori persino a quelli emersi durante il covid o l’avvio del conflitto in Ucraina. Paure che hanno un comune denominatore esplosivo: il combinato disposto tra il prezzo del gasolio in continuo aumento e la mancata riapertura dello stretto di Hormuz». Oltre 2 euro al litro alla pompa self service dal giorno dell’attacco israelo-americano all’Iran: un costo che in poco più di tre settimane ha messo in ginocchio centinaia di aziende riminesi. «Parliamo di 850-900 ditte – precisa il responsabile della Cna autotrasportatori – che danno lavoro a più di un migliaio di riminesi». Camionisti, ma anche impiegati che, da giorni, vivono con ansia questa tensione in Medio Oriente. «Certo – conferma Fabbri -, qui non si vede una fine vicina e nemmeno lo spiraglio di una possibile via di uscita. Soprattutto dopo la rottura del dialogo per un cessate il fuoco duraturo».

Insomma, settore prossimo al collasso, «non solo nel Riminese, ma in tutto il Paese» e associazioni datoriali in fermento: «Potrebbe succedere di tutto». «Venerdì – annuncia - si riunirà d’urgenza il comitato esecutivo Unatras, organizzazione che raccoglie le categorie più rappresentative del settore. E lì si deciderà che misure adottare e le possibili forme di protesta. Il rischio è quello di uno sciopero generale e del conseguente blocco totale dei trasporti». Che porterebbe ad una paralisi delle merci, al caos totale nei supermercati, a rincari inimmaginabili di tutti i prodotti, in particolare dei generi alimentari che negli ultimi quattro anni sono già aumentati del 25%, e a ricadute pesantissime sui consumatori. «Le nostre richieste sono già sul tavolo del governo – conclude preoccupato Fabbri –. E cioè: ristori concreti e aiuti economici importanti, sotto forma di riduzione delle accise o credito d’imposta. Perché il settore è ormai al collasso e altre due settimane come queste sarebbero devastanti. Il ministro delle Imprese, Urso, sembra consapevole della grave situazione in cui versa il comparto e pare intenzionato ad introdurre le misure di contenimento decisive. Vedremo!».

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