Rimini. Anziano malato ostaggio del figlio in casa: “Dammi i soldi o non ti darò più respiro”

La propria casa trasformata in un inferno di terrore, minacce e violenze inaudite per estorcere denaro contante da spendere in stupefacenti.

È la drammatica vicenda emersa nel Riminese, dove un uomo di settantaquattro anni - provato da precarie condizioni di salute a livello cardiaco e da pregresse patologie croniche - è rimasto a lungo ostaggio della furia del figlio trentatreenne, costretto a vivere segregato tra le pareti domestiche per difendersi da un'escalation di aggressività senza tregua.

Un incubo interrotto soltanto dal provvidenziale intervento dell'autorità giudiziaria che ha disposto nei confronti del figlio la misura cautelare del divieto di avvicinamento con controllo elettronico e il divieto assoluto di comunicazione con qualsiasi mezzo, anche telefonico o telematico.

Tensioni famigliari

Un quadro umano e familiare segnato da pesanti fragilità psichiatriche e da un passato già noto alle forze dell'ordine: il giovane, sprofondato nella depressione dopo la perdita della madre, aveva già affrontato ricoveri psichiatrici, un trattamento sanitario obbligatorio e un drammatico tentativo di suicidio, arrivando a incolpare il padre di ogni suo male tra le minacce di dare fuoco all'abitazione.

Escalation di violenza

Un rapporto logorato da mesi di vessazioni in cui qualsiasi pretesto scatenava la rabbia del trentatreenne, pronto a intimidire il genitore con frasi agghiaccianti come «ti do un cazzotto che ti stendo» o «ti ficco un coltello nella gola», affiancate da insulti feroci che rievocavano i drammi familiari con urla disperate. Le richieste incessanti di soldi per comprare droga venivano accompagnate da devastazioni materiali e aggressioni violente: testate alla fronte, braccia torturate per impedire le chiamate alle forze dell'ordine e persino un pugno sferrato con tanta violenza contro una porta a vetri da mandarla in frantumi, ferendo il padre al volto con le schegge e costringendolo a fuggire in strada sanguinante per implorare aiuto. Ferita lacero contusa, quest’ultima, che è valsa al 74enne una prognosi di 15 giorni.

Misura cautelare

Un clima di ansia e paura profonda che aveva indotto la vittima a chiudersi a chiave in camera e a tenere le serrande abbassate per sfuggire alle ritorsioni, proseguite imperterrite anche dopo l'allontanamento dell'indagato attraverso messaggi persecutori dal tenore inequivocabile e vessatorio: «Ti assicuro che finché non avrò quei soldi non ti darò respiro». Di fronte a un tale quadro di gravissima pressione e alla palese incapacità di interrompere la condotta criminosa autonomamente, il giudice ha ritenuto indispensabile applicare con fermezza una misura restrittiva severa, al fine di salvaguardare l'incolumità fisica e la serenità della vittima. Un intervento tempestivo volto a ripristinare giustizia e legalità.

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