«C’è chi riceve bollette della luce di oltre 200 euro, chi paga affitti di 500-600 euro con pensioni al minimo, e chi deve andare a lavorare a 70 anni perché altrimenti non arriva a fine mese». Una denuncia accorata quella lanciata da Paola Pacini, sindacalista della Spi Cgil. Una segnalazione che racchiude le condizioni di vita di molti pensionati riminesi, «che per campare devono ricorrere ai servizi sociali dei Comuni perché, altrimenti, non riuscirebbero ad andare avanti». Non è tutto oro quello che luccica nella provincia dei lustrini e del divertimento, degli hotel e dei ristoranti stellati. Perché nella riservatezza della vita quotidiana c’è tanta gente che soffre e che, in silenzio, convive con i propri dolori. «E tra questi ci sono, soprattutto, gli anziani – racconta Pacini -. In Spi-Cgil sono tanti i casi sociali che dobbiamo affrontare. Situazioni di forte criticità in cui quasi tutti i pensionati al minimo si trovano. E che quando ne vieni a conoscenza ti chiedi: ma è normale tutto questo?».
Rimini, “ancora al lavoro a 70 anni per campare, i pensionati sempre più poveri”: l’allarme della Spi Cgil
I conti non tornano
E, normale, purtroppo lo è. Gli esempi sono tanti. «Una signora di 68 anni di Novafeltria, in questi giorni - sottolinea la rappresentante della Spi-Cgil - è venuta in sindacato per lamentarsi dell’ultima bolletta della luce: 236 euro, a fronte di una pensione minima di 611 euro. Una di quelle pensioni, tanto per capirci, aumentate di 3 euro dal governo Meloni. Tre euro al mese, capite. Ma non finisce qui. Perché sapete il bonus sociale che questa signora riceve per il sua Isee inferiore a 9.736 euro annui? Sedici euro. La miseria di 16 euro, quando di accise e di iva paga 29,37 euro. Tutto scritto in bolletta, ovviamente. E allora mi domando: ma di quale aiuto parlano quelli che ci governano, se il bonus non copre nemmeno il prezzo delle tasse! E per fortuna che la signora vive in un appartamento del genero e non paga l’affitto, altrimenti non sarebbe riuscita a saldare la rata». Come accaduto ad un’altra anziana riminese. Stavolta residente nella zona di Verucchio. «Questa nonnina – puntualizza Pacini – di 72 anni, che paga un affitto di 600 euro al mese e riceve una pensione di 740 euro, in aiuto della quale sono dovuti correre i servizi sociali del Comune altrimenti sarebbe finita in mezzo ad una strada, un annetto fa si è ritrovata senza più acqua perché le era stata staccata per non aver pagato la bolletta. Ci siamo dovuti muovere noi del sindacato per fargliela riallacciare».
Gasolio e alimentari
Insomma, casi di reale povertà che quasi ogni mese la Spi registra nella propria agenda. E che non finiscono sotto le luci colorate della Riviera. «Sindacati, ma anche associazioni di volontariato e servizi sociali: interveniamo tutti come possiamo – osserva la rappresentante della Spi-Cgil-, ma è evidente che se il governo non fa qualcosa, non vara dei provvedimenti ad hoc, la situazione sarà destinata a peggiorare. In particolare con questa nuova guerra in corso in Iran che nell’arco di quindici giorni ha già fatto lievitare tutti i prezzi, dal gasolio e dalla benzina che hanno superato i 2 euro al litro, ai generi alimentari fino, appunto, alle bollette del gas e della luce». E un esempio chiaro dell’immediata ricaduta che questa tensione mediorientale ha avuto sui più fragili ci arriva dalla zona di Poggio Torriana, «dove – svela Pacini - una 70enne, che deve andare a fare le pulizie in casa per arrivare a fine mese: prende una pensione di 640 euro contro un affitto mensile di 400-500 euro, proprio a causa dei rincari del carburante è stata costretta ad andare a lavorare in motorino, nonostante il freddo che fa, perché l’auto le costerebbe troppo».
Cifre al ribasso
C’è da dire che i pensionati nel Riminese sono circa 87.000 (42.105 uomini e 44.845 donne) E, secondo dati Inps rielaborati da Ires, il 28,7% percepisce meno di 1.000 euro al mese, una quota quasi dieci punti sopra la media regionale che è del 19,8%. Mentre le pensioni di anzianità registrano un importo medio lordo mensile di 2.073 euro (1.600 netti) per gli uomini e 1.376 euro (1.000 netti) per le donne (la media regionale è più alta di diverse centinaia di euro al mese). Conclude allora il segretario provinciale della Spi-Cgil, Roberto Battaglia: «La crisi economica, aggravata ulteriormente dal conflitto in Medioriente, la stanno pagando in primo luogo famiglie a basso reddito e i pensionati che, spesso, non superano i 1.000 euro al mese e che hanno avuto tagli alle pensioni per il mancato adeguamento al costo della vita e per la mancata restituzione dell’aumento della tassazione legato all’inflazione. Basti dire che per una pensione di 1.700 euro netti al mese la perdita negli ultimi due anni è stata di circa 600 euro. E sapete nel Riminese quante sono le pensioni colpite da questi tagli: oltre 27 mila».