Peggiora l’andamento infortunistico in Emilia-Romagna, con un quadro particolarmente critico per il territorio riminese. È quanto emerge dall’Osservatorio Permanente CGIL e INCA regionale, che ha analizzato i dati INAIL del periodo gennaio-maggio 2026. A livello complessivo, nei primi cinque mesi dell’anno si sono registrati 28 decessi sul lavoro in regione e ben 33.837 infortuni denunciati, in aumento del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’impatto maggiore si concentra nella fascia d’età tra i 41 e i 65 anni, con i settori di industria e servizi in prima linea, in particolare le costruzioni, il commercio, i trasporti e la sanità.
La provincia di Rimini mostra un trend ancora più preoccupante, registrando un incremento del 13,8% degli infortuni sul lavoro, che salgono a quota 2.191 denunce. Anche nel Riminese la fascia più colpita è quella tra i 41 e i 65 anni, seguita da quella tra i 15 e i 40 anni, ma si segnala anche un aumento tra i giovanissimi nella fascia 1-14 anni. Sul territorio i settori più colpiti sono la sanità e l’assistenza sociale, le costruzioni e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione. Parallelamente, si registra un balzo significativo del 21,1% per le malattie professionali, con 304 denunce complessive, di cui oltre il 37% ha riguardato le donne. Tra le patologie spiccano quelle legate al sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano il 72% del totale provinciale, un dato superiore alla media regionale.
I dati emersi delineano una vera e propria crisi del modello di sicurezza nei luoghi di lavoro, come evidenziato dalla segretaria generale della CGIL di Rimini, Francesca Lilla Parco. La segretaria ha posto l’accento sull’esplosione degli infortuni in itinere, specchio di un sistema precario e frenetico, e sul preoccupante incremento del 36,7% degli infortuni nel comparto sanità-assistenza, dove chi cura si trova a operare in condizioni complesse a causa di appalti frammentati, salari compressi e turni eccessivi.
Di fronte a questa situazione, la CGIL sottolinea la centralità delle proprie proposte di legge di iniziativa popolare su sanità e appalti per invertire la rotta e garantire qualità nel lavoro di cura. Il sindacato rinnova quindi la richiesta al Governo di interventi urgenti e concreti, tra cui il rafforzamento dell’ispettorato del lavoro, l’introduzione di norme per la qualità degli appalti e stanziamenti adeguati per la sanità pubblica e la non autosufficienza.