Rimini. «Allarme gasolio, 2.000 euro al giorno: rischio barche bloccate e fermo pesca»

Rimini

«La situazione è grave e ci preoccupa molto. Perché c’è il rischio concreto che lunedì possa iniziare un fermo pesca forzato. Con la nostra flotta peschereccia bloccata in porto per il prezzo esorbitante del gasolio». Una settimana di guerra in Iran e l’economia riminese è già costretta a fare i conti col caro-carburante. E con alcuni comparti, come quello della pesca, in forte fibrillazione e a rischio paralisi. Lancia l’allarme Michele Castelluccia, presidente del Consorzio gestione molluschi (Cogemo) che comprende le 36 vongolare riminesi, e membro del consiglio della Cooperativa lavoratori del mare di Rimini: «Ci è arrivata la comunicazione che dalla prossima settimana il gasolio potrà toccare 1,2 euro al litro - avverte -. Se fosse confermato questo prezzo, ipotesi, purtroppo, molto probabile, visto che siamo già arrivati a 90 centesimi al litro, 30 centesimi in più del periodo pre guerra, sarebbe un disastro. Perché le barche più grandi, intendo i 15-20 pescherecci operativi in questo periodo, sarebbero costrette a fermarsi, a spegnere i motori e a rimanere ormeggiate in porto».

Lavoratori a rischio

Uno scenario a tinte fosche, dunque, quello che si prospetta da qui ai prossimi quindici giorni. Uno scenario, addirittura, peggiore di quello del periodo Covid e del conflitto in Ucraina, quando gli aumenti di carburante ci furono e anche pesanti. «La situazione attuale non è minimamente paragonabile a quella lì - conferma Castelluccia -, perché in quegli anni toccammo i 95 centesimi per un litro di gasolio come apice. Adesso siamo già a quella cifra e si parla, addirittura, di superare la soglia psicologica di 1 euro al litro fino ad arrivare, tra tre, quattro giorni, a 1,2 euro al litro. Un prezzo inimmaginabile fino a una decina di giorni fa». L’Sos è quindi lanciato. In un settore, quello peschereccio, che occupa un centinaio di lavoratori del mare. «Proprio così - puntualizza il consigliere della Cooperativa pescatori -, basti pensare che ogni barca impiega 5-6 pescatori per renderci conto dell’impatto occupazionale che si prospetta. Senza sapere, tra l’altro, quanto tempo andrà avanti questa crisi. Si parla di un mese, ma nessuno conosce concretamente i reali contorni e quello che potrà ancora accadere».

Le spese

Carta e penna in mano Castelluccia passa, allora, all’analisi dei conti economici, quelli che ogni armatore fa quotidianamente. «In condizioni normali un peschereccio spende 1.000 euro al giorno di gasolio - spiega -. Da lunedì, col gasolio a 1,2 euro, ne spenderà 2.000. Ditemi voi come potrà starci dentro, tra personale, sei dipendenti ad imbarcazione, costi di gestione e, appunto, carburante alle stelle, un imprenditore del mare. Se questa guerra non finirà presto, il comparto sprofonderà in una crisi senza vie di uscita. E la ricaduta occupazionale sarà enorme».

“Grande” e “leggera”

Tutto questo nell’ambito della “grande” pesca, quella effettuata a bordo dei pescherecci. Perché in quella “leggera”, portata avanti dalle vongolare, il rischio “paralisi” sembra essere, per adesso, molto minore. «Al contrario delle grandi barche che occupano sei dipendenti, operano al largo, e stanno un giorno intero in mare - sottolinea il presidente del Consorzio -, la pesca delle vongole prevede uscite molto più brevi, di quattro, cinque ore, con barche piccole e un paio di dipendenti a bordo. Il tutto, quindi, con costi di carburante più bassi, visto che possiamo pescare nelle brevi distanze, magari in prossimità dei porti». Ma tra prezzi del gasolio alle stelle e impatti occupazionali preoccupanti, Castelluccia butta l’occhio anche alle tavole dei ristoranti riminesi. «Se i pescherecci saranno costretti a fermarsi a lungo, sapete cosa accadrà - chiosa con un interrogativo finale -? Che il pesce fresco inizierà a scarseggiare e i ristoranti dovranno servire ai proprio clienti pesce importato e congelato».

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