Rimini, allarme di Confesercenti: “Attività turistiche penalizzate dai prezzi dell’energia”

Rimini
  • 30 agosto 2026

RIMINI. Non ci sono soltanto i rincari dei carburanti a preoccupare le imprese. Anche il costo dell’energia torna a pesare sui bilanci di commercio, pubblici esercizi, ristorazione e strutture ricettive, dopo un’estate caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e da un aumento dei prezzi dell’energia all’ingrosso.

Secondo le stime di Confesercenti, elaborate in collaborazione con il Gruppo Innova, tra giugno e agosto di quest’anno la spesa energetica delle imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza è aumentata complessivamente di circa 870 milioni di euro a livello nazionale rispetto allo stesso periodo del 2025: 700 milioni in più per l’elettricità e 170 milioni per il gas.

«Un quadro che riguarda da vicino anche il territorio riminese», spiega Confesercenti provinciale di Rimini, «dove le attività turistiche hanno dovuto fare i conti con consumi più elevati per climatizzazione e refrigerazione e con l’aumento del prezzo dell’energia elettrica. Nel periodo estivo il prezzo unico nazionale (PUN) è cresciuto di oltre il 30% rispetto al 2025 e, in particolare per alberghi, ristoranti, bar e pubblici esercizi, hanno pesato i picchi di prezzo nelle ore serali, proprio quando si concentra una parte importante dell’attività. I rincari delle bollette elettriche hanno superato il 40% in diversi comparti, con punte vicine al 50% per ristoranti e alberghi. A livello nazionale, per un albergo medio da 45 camere la spesa elettrica dei tre mesi estivi è passata da circa 8.250 a 12.250 euro, mentre per un ristorante l’aumento è stato di circa mille euro».

«Questi numeri fotografano una situazione che le imprese riminesi conoscono bene – commenta Fabrizio Vagnini, presidente di Confesercenti provinciale Rimini –. Per le attività turistiche, commerciali e della somministrazione l’energia è un costo indispensabile, che non può essere semplicemente eliminato o ridotto senza incidere sulla qualità del servizio. Dopo una stagione estiva caratterizzata da temperature molto elevate, le imprese si trovano quindi a sostenere costi energetici crescenti proprio mentre devono fare i conti con margini sempre più ridotti».

A preoccupare è anche il prossimo autunno. Il prezzo del gas nei tre mesi estivi è cresciuto di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025 e le tensioni sui mercati energetici fanno temere nuovi aumenti nei mesi più freddi.

«Il problema non riguarda più soltanto l’elettricità – prosegue Vagnini –. Dopo i rincari dei carburanti, anche gas ed energia stanno tornando a esercitare una forte pressione sulle imprese. È necessario intervenire per contenere il costo complessivo dell’energia, a partire dagli oneri di sistema e dalla fiscalità che grava sulle bollette. Non possiamo chiedere alle imprese di assorbire continuamente aumenti di questa entità: significa comprimere ulteriormente i margini oppure, inevitabilmente, trasferire una parte dei costi sui prezzi finali. E questo rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione e di ridurre il potere d’acquisto delle famiglie».

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