Rimini, alla stazione niente ascensori sui binari: “Beffa per disabili e carrozzine”

Rimini

«Milioni e milioni di euro investiti, ma alla fine per portatori di handicap, mamme con bambini su passeggini, e turisti carichi di valigie non cambierà nulla. Alla stazione di Rimini i disagi resteranno quelli di oggi». Maurizio Melucci, ex vice sindaco di Rimini e già assessore regionale al Turismo, lancia l’allarme. E lo fa dopo una serie di interrogativi inviati, via Pec, a fine novembre, a Rete ferroviaria italiana (Rfi) «senza ricevere inizialmente risposta». Risposta poi regolarmente arrivata «ma dopo aver ventilato l’ipotesi di voler denunciare al difensore civico l’intera situazione».

Il progetto contestato

E il quadro che si prospetta per l’ingresso centrale, quello in piazzale Cesare Battisti, è da lasciare tutti a bocca aperta.

Ma vediamo di cosa si tratta e a cosa fa riferimento Melucci. Nel progetto di riqualificazione della stazione di Rimini (investimento 11,5 milioni), che ha già visto spuntare diversi sottopassi, da quello “lato mare” su piazzale Carso (già funzionante) a quello in viale Principe di Piemonte, proprio sotto il grattacielo (fine lavori, marzo 2027), è prevista anche la costruzione, una volta approvato il progetto esecutivo, di un sottopasso centrale, collegato all’atrio della stazione (quello su piazzale Cesare Battisti), da moderne scale mobili e comodi ascensori. «Ascensori appunto - commenta con sarcasmo Melucci -. Fate bene attenzione a questa parola: ascensori. Perché quando la seconda fase funzionale dell’intervento sarà ultimata, tempo previsto da Rfi è la fine del 2028, avremo due ascensori per disabili, ma anche per mamme con bambini in passeggino o per turisti carichi di valigie, pressoché inutili. Che accompagneranno sì, i passeggeri al sottopasso, ma non ai binari, come, ad esempio, avviene alla stazione di Riccione (a Pesaro e da poco anche a Cattolica, ndr). Perché una volta lì, nel sottopasso intendo - continua l’ex vice sindaco - disabili e normodotati carichi di pacchi, valigie e passeggini, che sono poi l’80% dell’utenza complessiva, si ritroveranno davanti ad un muro di scale. Da dover risalire per arrivare ai binari. Ditemi voi il senso di tutto ciò?!».

Il binario ad ostacoli

Un interrogativo quello lanciato da Melucci che giriamo, naturalmente, a Rete ferroviaria, visto anche il sollecito che il sindaco Sadegholvaad aveva inviato, ad ottobre, alla società per chiedere di garantire la migliore accessibilità ai binari due-tre e tre-quattro proprio in riferimento alla progettazione di scale mobili e ascensori per l’accesso da piazzale Battisti. Un sollecito resosi necessario dopo che a Palazzo Garampi erano pervenute le prime lamentele della cittadinanza. «Ebbene - rilancia l’ex vice sindaco di Rimini - sapete cosa dovrà fare, al termine della riqualificazione della stazione, un disabile in carrozzina, o una mamma con bimbo in passeggino? Lasciar perdere gli inutili ascensori nell’atrio di piazzale Battisti e percorrere una settantina di metri verso sud per raggiungere l’ascensore “lato Riccione”, quello studiato da Rfi nell’ambito del Percorso privo di ostacoli (Ppo). Utilizzare quello per raggiungere il marciapiede binari. Ma non finisce qui. Perché poi, per salire sui vagoni centrali del treno, bisognerà percorrere un’altra settantina di metri verso nord. Tutto questo, con la speranza di arrivare in tempo».

Ma c’è un altro aspetto ancora più controverso. «Ed è quello che riguarda l’arrivo in stazione da piazzale Carso - chiosa Melucci -. Lì, infatti, un disabile in carrozzina sarà costretto a richiedere l’assistenza di un operatore per utilizzare un servoscala per raggiungere il primo binario. E per gli altri binari? In quel caso si dovrà percorrere tutto il sottopasso fino al lato “piazzale Battisti”, raggiungere l’ascensore lato Riccione e tornare indietro verso nord per poter salire sui vagoni centrali. Parliamo di 250 metri di tragitto contro i 50 per le persone normodotate. Roba da lasciarti senza fiato. Ma soprattutto senza parola».

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