Rimini, aggredisce ragazzino a colpi di casco: ventenne condannato per lesioni

Quattro mesi di reclusione, pena sospesa, e una provvisionale di 3.000 euro come risarcimento del danno. È questa la sentenza emessa dal Tribunale di Rimini nei confronti di un giovane accusato di lesioni personali a seguito di un pestaggio avvenuto nell’ottobre 2024. Il giudice ha invece fatto cadere l’accusa di rapina: secondo la difesa, infatti, l’uso del casco non era finalizzato al furto, ma è avvenuto nel contesto di una lite scaturita per altri motivi.

L’aggressione in via Tripoli

I fatti risalgono a una serata di inizio ottobre. Intorno alle 20, un minorenne si trovava in compagnia di un amico nei pressi di via Tripoli quando sarebbe stato avvicinato da un gruppetto. La situazione è degenerata in pochi istanti: al presunto rifiuto di consegnare del denaro, il ragazzino è stato brutalmente colpito, anche con l’ausilio di un casco utilizzato come arma impropria.

L’episodio era stato interrotto dal passaggio casuale di una pattuglia della polizia locale. Gli agenti, pensando a una rissa tra giovanissimi, erano intervenuti disperdendo i presenti e senza procedere a identificazioni nell’immediato. Una volta rimasto solo, la vittima – sentendosi ancora braccata dagli aggressori – era riuscita a mettersi in salvo chiedendo un passaggio in auto ad alcuni passanti.

Al vaglio del Tribunale

Le indagini successive hanno portato all’identificazione di due aggressori: un minorenne, la cui posizione è al vaglio del Tribunale dei Minori di Bologna, e un maggiorenne, comparso nei giorni scorsi davanti al giudice di Rimini. Quest’ultimo, assistito in aula dall’avvocata Alice Garavalli (in sostituzione del difensore di fiducia Massimiliano Orrù) ha fornito una versione diversa a quella della parte offesa. La difesa ha puntato a smontare l’ipotesi della rapina, fornendo un altro contesto: quello di un incontro nato, nelle intenzioni, per motivi legati allo spaccio. «L’imputato pensava che il minorenne avesse della sostanza e sembra si siano incontrati per questo», ha spiegato la legale, sottolineando però come di tale droga non sia stata trovata traccia né durante lo scontro, né nelle successive perquisizioni. Non ci sarebbe stata, dunque, alcuna compravendita, ma solo una discussione degenerata poi nella violenza fisica. Una tesi che ha convinto il Tribunale a escludere il reato di rapina, non essendoci prova dell’intento di sottrarre denaro o beni. Il processo si è così concluso con la condanna per le sole lesioni personali, aggravate dal numero degli aggressori e dall’uso del casco, oltre al riconoscimento economico per la parte offesa.

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