Rimini, addio alla piscina comunale tra lacrime, amarcord e speranza

Rimini
  • 01 aprile 2026

RIMINI. Oltre 200 persone si sono ritrovate nel tardo pomeriggio dell’ultimo giorno di apertura della storica piscina comunale di Rimini che da oggi, resterà chiusa dopo 54 anni di attività. «Una giornata intensa, in un clima di amarcord, segnata da un pesante disorientamento», così scrive il Comitato per la Tutela della Vecchia Piscina Comunale di Rimini (in rappresentanza dei 1.300 firmatari). «Tra la folla anche molti protagonisti del nuoto riminese. Tra questi Fabio Bernardi, che proprio nella piscina comunale ha iniziato il suo percorso sportivo e una brillante carriera culminata nei primi anni ’80 con la maglia della nazionale, oltre a innumerevoli titoli italiani master e due titoli mondiali master. Atleti, ex atleti, tecnici, famiglie e cittadini hanno testimoniato il legame con un impianto che per oltre mezzo secolo è stato non solo un punto di riferimento sportivo, ma anche un luogo di incontro e socialità. Non sono mancate le richieste all’amministrazione comunale di valutare concretamente il mantenimento della struttura. In questa direzione è stata richiamata la disponibilità a investire da parte della Virtus Buonconvento, attuale gestore dei servizi e realtà attiva in numerosi impianti in tutta Italia. Ma è soprattutto sul piano umano che la giornata ha lasciato il segno. Tra applausi e racconti si sono intrecciati ricordi d’infanzia, prime lezioni di nuoto, allenamenti, gare e amicizie. Un amarcord collettivo, fatto di immagini, odori e sensazioni, che ogni angolo dell’impianto sembra custodire. Per molti, questa piscina è stata una palestra di vita, luogo di crescita personale oltre che sportiva. Tra abbracci e sguardi lucidi, la giornata si è trasformata in un intenso momento di memoria collettiva, capace di unire generazioni diverse».

«Un momento emozionante ma anche di speranza», scrive il comitato, «quasi un rito spontaneo per accompagnare simbolicamente l’impianto verso una possibile rinascita. La chiusura segna la perdita di un simbolo cittadino, quindi un impoverimento. Da qui l’auspicio, condiviso da tutti, che si possa ancora trovare una soluzione per restituire un futuro alla struttura. In tanti hanno espresso anche l’incredulità e il disorientamento di chi ha sentito calpestata la possibilità di verificare concretamente la possibilità, peraltro ancora in piedi, di tenere aperto un simbolo cittadino così amato dagli sportivi».

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