Rimini, accusato di tortura da sei pusher: il carabiniere prosciolto ora li denuncia

Fine di un incubo per un carabiniere 50enne in servizio nel Riminese, accusato di violenza privata, minacce, percosse, lesioni e torture nei confronti di sei pusher da lui arrestati tra il 2010 e il 2022. Il gip del Tribunale di Rimini di recente ha infatti deciso di archiviare il caso dopo la richiesta avanzata dal pm, perché «non c’erano elementi sufficienti per un rinvio a giudizio» e perché «alcuni capi di imputazione erano in parte prescritti».

La ricerca delle prove

Il graduato, difeso nel procedimento dall’avvocato Mirko Damasco del Foro di Rimini, nonostante la soddisfazione per l’epilogo della vicenda, continua però ancora oggi a chiedersi perché la Procura, invece di cercare (invano) prove che lo accusassero, non abbia provato a trovare elementi che, al contrario, lo scagionassero da quelle pesanti accuse, al di là della prescrizione, considerata comunque sempre una “vittoria a metà”.

Le accuse

Mesi bui e di sofferenza che adesso lo hanno convinto a prendere la decisione di denunciare per calunnia i sei pusher, tutti in cura al Sert. In pratica, secondo quanto raccontato dagli stessi spaccaitori agli investigatori, il 50enne durante i fermi avrebbe intimato loro di fargli del male, li avrebbe picchiati con schiaffi al volto e pugni sui fianchi, rompendo anche le costole a uno di loro, oltre a perquisizioni illegittime e sommarie, ritiri della patente di guida di fronte al rifiuto di sottoporsi ai test tossicologici, pressione per sottoscrivere verbali e l’obbligo di sbloccargli i telefoni così da controllarne il contenuto.

Il commento del legale

«Ha sempre professato la sua innocenza, perché ha agito con correttezza e trasparenza, ma non hanno mai svolto alcun accertamento per controllare se quanto dichiarato da chi lo accusava fosse vero - ha commentato il difensore-. Qualsiasi cosa fanno nelle loro attività investigative, poi è impossibile che non lo vengano a sapere i suoi colleghi e superiori. La sensazione è che gliel’abbiano voluta far pagare, addirittura uno dei pusher ha riportato fatti accaduti nel territorio di una Tenenza dove il militare all’epoca dei fatti non era nemmeno di stanza. Il problema è che alcuni di loro, negli anni, sono stati arrestati anche due volte, uno addirittura quattro. Adesso il militare ha denunciato, perché non vuole che quanto successo a lui possa accadere anche ad altri, magari colleghi più giovani che non riescano a reggere la pressione. Il militare ormai sta uscendo dall’Arma».

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