Violenza sessuale aggravata su una minore, figlia della sua compagna convivente, che all’epoca dei fatti non aveva nemmeno ancora compiuto 13 anni. È la pesante accusa alla quale deve rispondere un 44enne sudamericano, difeso dall’avvocato Gilberto Martinini, ora in carcere ai Casetti a disposizione dell’Autorità giudiziaria dopo che i carabinieri hanno dato esecuzione dell’ordinanza della misura cautelare disposta dalla gip Raffaella Ceccarelli su richiesta del pm Davide Ercolani.
Gli abusi sarebbero stati commessi nel Riminese tra luglio 2025 e il mese di maggio di quest’anno. Secondo quanto emerso dalle indagini, il patrigno costringeva la ragazzina a subire e compiere atti sessuali, approfittando della convivenza all’interno del medesimo nucleo familiare. Nello specifico, il 44enne, bloccò fisicamente la vittima stringendole i polsi per vincerne le resistenze e approfittando del suo stato di sonno, nonché mediante minacce espresse (minacciando ritorsioni violente contro la madre e l’intervento degli assistenti sociali) e tacite (inserendo frammenti di vetro nel ghiaccio fornito alla 13enne), compì con lei atti sessuali ripetuti e completi.
L’intervento deil’Arma dopo una lite
Le indagini traggono origine dall’intervento di una pattuglia dei carabinieri avvenuto il 5 maggio scorso, presso l’abitazione della famiglia, a seguito di una lite domestica. In quell’occasione, e successivamente in sede di querela, la madre della minore ha riferito ai militari di aver appreso da poco che il proprio convivente, il 44enne appunto, da un anno abusava sessualmente della figlia. Violenze confermate sia dall’audizione protetta della 13enne, avvenuta alla presenza di una psicologa, che dai riscontri investigativi e dal materiale probatorio acquisito. La vittima ha riferito che una volta, trovandosi a dormire su un materasso gonfiabile in salotto a causa del caldo, venne svegliata dall’uomo che, approfittando del suo stato di sonno, la spogliò per poi violentarla e, come da lei raccontato, facendole perdere la verginità. Inizialmente, la ragazzina cercò di autoconvincersi che si trattasse di un incubo, confidando l’episodio alla sua migliore amica, parlando però di un presunto sogno. A partire da ottobre 2025, le violenze divennero però un’abitudine. Il 44enne si introduceva di notte nella camera della ragazzina o la attirava al piano inferiore, nella zona lavanderia, chiudendo la porta a chiave. La minore precisò di aver tentato ogni volta di respingere le violenze e di non aver urlato perché non voleva mettere nei guai né la madre né la sorella, ingaggiando vere e proprie colluttazioni fisiche per sottrarsi agli abusi provando a prenderlo a schiaffi, pugni e tirandogli i capelli, ma lui le teneva ferme le braccia o i polsi. La gravità e la frequenza dei rapporti non protetti hanno indotto la vittima a temere perfino gravidanze indesiderate, tanto da rivolgersi al proprio fidanzato di 14 anni, il quale le procurò a proprie spese la pillola del giorno dopo e le mandò messaggi pregandola di reagire: «Ti prego non farti toccare da lui, lo devi denunciare».
Vetro nel ghiaccio e ricatti
Oltre alla violenza fisica, il 44enne attuò continue minacce e gravi ricatti morali. «Se tu apri la bocca ammazzo tua madre e tua sorella la prendono gli assistenti sociali e te la portano via» avrebbe detto alla ragazzina. Lo stesso che poi avrebbe nascosto frammenti di vetro all’interno di un cubetto di ghiaccio poi dato alla giovane e da lei interpretato come un chiaro avvertimento per la sua incolumità fisica, come per dire “la prossima volta stai zitta”. L’uomo poi manipolava a suo vantaggio la convivenza familiare, inducendo la madre a punire la figlia vietandole le uscite, per poi ergersi a “salvatore” e pretendere in cambio favori sessuali dalla minore, dicendole frasi come “tu adesso mi devi qualcosa perché io ti ho fatto uscire”. Ormai esasperata, la 13enne iniziò a registrare di nascosto con il proprio telefono cellulare gli ingressi notturni del compagno della madre nella sua camera. File audio, acquisiti agli atti, che hanno catturato inequivocabilmente gli ansimi, i gemiti e le frasi pronunciate dall’uomo durante lo stupro, fornendo una prova granitica dei fatti contestati.