Rimini, a 83 anni barista di notte: “Scambiai Vasco Rossi per un barbone”

RIMINI. C’è chi a 83 anni sceglie una camomilla e un buon libro prima di andare a dormire, e c’è chi preferisce montare sulla pedana dietro a un bancone e iniziare il turno di notte. La signora Lucia Catrani, classe 1943, appartiene decisamente alla seconda categoria. Nata davanti al Cinema Fulgor mentre Rimini veniva bombardata, Lucia ha la tempra d’acciaio della vera “azdora” romagnola. Dal 1981 gestisce lo storico Bar Dovesi - prima con il marito e ora assieme ad uno dei figli, Andrea Facondini - sotto i portici di piazza Tre Martiri, un locale le cui radici affondano alla fine dell’Ottocento. Ma il vero punto di riferimento, dalle undici di sera fino all’alba, è lei. «Il mio lavoro? Sono sempre stata dietro al banco - racconta Lucia con un sorriso radioso - Prima facevo la sarta, cucivo da ragazzina. Poi mi sono sposata nel 1965 e mio marito, che ha sempre fatto il barista, ha iniziato a gestire diversi locali e io lo seguivo con entusiasmo». Prima del definitivo sbarco in centro nell’81, la lunga gavetta che le ha fatto amare i ritmi della notte: «Restare sveglia non mi procura alcun problema. Mi sento in forma e fino a che riesco io non mollo e continuo a lavorare tutte le notti».

Dietro a quel bancone è passata la storia d’Italia. Negli anni ’80 e ’90, quando le leggendarie discoteche della Riviera chiudevano i battenti, la “crema di Rimini” si riversava qui. «Quando “calavano” dal Paradiso (vecchia discoteca riminese, ndr) c’erano tantissime macchine che si fermavano. Gianni Fabbri, il patron del locale, era sempre qui, si sedeva in fondo». Tra un cappuccino e l’altro, Lucia ha visto sfilare i volti più noti. Immancabile il passaggio del regista Federico Fellini: «Prese una spremuta di pompelmo, quella volta c’era mio marito ad accoglierlo». Poi l’incontro con il critico d’arte Vittorio Sgarbi: «Leggeva la Gazzetta e io gli ho chiesto “leggi il giornale o guardi solo le figure?”, scoppiò a ridere». E ancora con il direttore d’orchestra Riccardo Muti: «Arrivò di notte con un cappotto di cashmere blu da capogiro. Aveva ancora i capelli neri!», scherza. I ricordi di Lucia volano anche a una mattina alle sette: «Vedo arrivare un uomo in bicicletta. Ho detto: ma chi sarà questo barbone? Nessun barbone, era Vasco Rossi! Aveva un giaccone enorme addosso, a guardarlo meglio effettivamente di gran bel taglio, che se lo avessi venduto ci avresti comprato un appartamento probabilmente!». Continuando sul sentiero dei ricordi, rammenta gli anni ’70, nel bar a Viserba, quando si presentò il cantautore Gino Paoli: «Aveva un cagnolino e ci fa: “Avete del vitello? Perché il mio cane mangia solo quello”. Noi gli abbiamo dato una braciola di maiale invece, dovevate vedere come se l’è divorata!».

In una piazza che di notte può fare paura, Lucia si muove con la sicurezza di chi sa leggere le persone al primo sguardo: «Paura? No, quasi mai. Passano i carabinieri, la polizia, i vigilanti. E poi l’esperienza mi ha insegnato a inquadrare la gente. Se non gli vai contro pelo, ti salvi. Quando arrivano dei ragazzi un po’ particolari io dico “Cosa volete? Le birre? Prima pagate e poi ve le apro. Chiuso l’argomento”». Nessun cedimento, solo tanta vitalità: «Ho sempre lavorato, per me non è faticoso. Questo lavoro mi piace». E prima di congedarsi dopo il suo turno, e dopo la nostra chiacchierata, concede un ultimo sorriso: «Fammi pure una foto!». La notte riminese è ancora sua.

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