RIMINI. Sono trascorsi 14 anni esatti dal naufragio della Costa Concordia, avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, quando alle 21.45 la nave urtò uno scoglio davanti all’isola del Giglio.
Delle 4.229 persone a bordo, tra passeggeri ed equipaggio, 32 persero la vita. Tra queste anche Williams Arlotti, 37 anni, di Villa Verucchio, sua figlia Dayana, 5 anni, la vittima più giovane della tragedia, e la siciliana Maria Grazia Trecarichi, moglie del riminese Elio Vincenzi. La piccola venne trovata abbracciata al padre tra l’internet café della nave e un vano scale presso la zona ascensori del ponte 4.
Il comandante Francesco Schettino, quella sera, diede al suo equipaggio l’ordine di effettuare il tradizionale “inchino”, avvicinandosi alla costa dell’isola del Giglio, mentre la Costa Concordia viaggiava dal porto di Civitavecchia verso quello di Savona. Un “inchino” che portò la nave a colpire la scogliera, creando una falla nello scafo che la portò ad affondare parzialmente. Dopo lo scontro, infatti, la nave si adagiò sulla scogliera antistante al Giglio, dove rimase fino alla rimozione, avvenuta più di due anni più tardi e durata 17 ore, per poi essere smantellata nel porto di Genova. Della notte dell’incidente è diventato noto lo scambio tra Schettino, sceso dalla nave prima della fine delle procedure di sbarco, e l’allora capitano della Guardia Costiera Gregorio De Falco, che ammonì Schettino con il suo «Salga a bordo, cazzo!».
Schettino, nel febbraio 2015, è stato poi condannato in primo grado a 16 anni per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio e abbandono di nave (la Procura aveva chiesto 26 anni). Condanna poi confermata sia un anno dopo in secondo grado dalla Corte d’Appello di Firenze, sia in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel maggio 2017. Schettino attualmente è detenuto nel carcere romano di Rebibbia.