Riccione. Sotto l’effetto di cannabinoidi rifiuta di sottoporsi al test, 42enne “salvato” dalla Corte Costituzionale

Rimini
  • 09 febbraio 2026

La guida sotto l’effetto di stupefacenti resta un tema molto attuale, a maggior ragione dopo la recente sentenza della Corte costituzionale sulla riforma del Codice della Strada voluta nel 2024 dal ministro Salvini. La Corte ha infatti stabilito che la nuova norma non è incostituzionale, ma che il reato sussiste solo quando l’assunzione di droghe mette in pericolo la sicurezza stradale. Non basta quindi dimostrare un consumo avvenuto in passato: è necessario che l’assunzione sia recente e che nel corpo del conducente siano presenti quantità di sostanza ancora capaci di incidere sulle capacità psicofisiche. Secondo la Corte, non serve più provare che il guidatore fosse concretamente “alterato”, come accadeva prima della riforma, ma occorre comunque dimostrare, con controlli approfonditi, che la droga fosse ancora in grado, almeno potenzialmente, di comprometterne il controllo del veicolo e di creare un pericolo per la circolazione stradale.

Il caso

È il caso, ad esempio, di un 42enne pesarese, al quale, dopo un normale controllo stradale, venne contestato di non aver tenuto una condotta collaborativa durante l’esecuzione del test salivare con appositi tamponi, eseguiti a Riccione dalla polizia stradale, mentre era a bordo della vettura in compagnia della fidanzata. Il test preliminare diede esito positivo all’assunzione di cannabinoidi mediante apposito strumento adoperato dalle forze dell’ordine e così gli agenti decisero di svolgere maggiori approfondimenti nella loro struttura mobile.

Qui però nacquero i problemi. L’uomo non riuscì a trattenere per tutta la durata richiesta il tampone nel cavo orale e la sua condotta venne inquadrata come un rifiuto all’accertamento e, quindi, come se di fatto fosse positivo al test. Il 42enne allora ricorse al giudice di pace contro il provvedimento di ritiro della patente di guida per la durata di sei mesi e il tribunale gli diede ragione, restituendogli il documento, in quanto mancavano i decreti ministeriali che disciplinavano l’esecuzione del test con riferimento alle modalità concrete.

Su richiesta della Procura venne così emesso un decreto penale di condanna alla pena dell’arresto, convertito in una pena pecuniaria di 5.000 euro, per aver violato la disposizione della guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti. Al decreto il 42enne, attraverso il suo legale Paolo Ghiselli, si oppose. Ora il tribunale penale, mettendo fine alla vicenda, dovrà stabilire una volta per tutte se l’uomo si sia rifiutato o meno di sottoporsi al test salivare.

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