L’Emilia-Romagna migliora sulla qualità dell’aria, ma rischia di trovarsi fuorilegge quando entreranno in vigore i nuovi limiti europei nel 2030. Secondo il rapporto “Mal’Aria di Città 2026” di Legambiente, oggi 31 stazioni di monitoraggio su 43 superano il futuro limite per il Pm10, mentre solo due su 24 rispettano quello per il Pm2.5.
Nel 2025 appena concluso solo Modena ha sforato i limiti attuali con 40 giorni oltre la soglia giornaliera di polveri sottili, contro i 35 consentiti. La situazione più critica si registra proprio a Modena, che dovrà ridurre del 29% il Pm10 e del 43% il Pm2.5 per rientrare nei nuovi parametri. Seguono Parma (riduzione necessaria del 26% e 41%), Piacenza (23% e 35%) e Reggio Emilia (22% e 36%). Bologna, pur partendo da una concentrazione di 21 microgrammi per metro cubo di Pm10, potrebbe farcela: le proiezioni al 2030 la collocano a 18 microgrammi, sotto il limite dei 20. Anche Ravenna è al limite (21 microgrammi, proiezione 20).
Sul fronte del biossido di azoto, dieci stazioni di traffico urbano superano già oggi i 25 microgrammi per metro cubo che diventeranno obbligatori nel 2030. La peggiore è Modena con 24 microgrammi, seguita da Rimini (22) e Reggio Emilia (21).
Il rapporto evidenzia però un trend positivo rispetto al quinquennio 2018-2022: le concentrazioni di Pm10 sono calate in media del 13%, quelle di Pm2.5 del 15% e il biossido di azoto del 19%. I superamenti dei limiti giornalieri di Pm10 si sono ridotti del 60%.
“In Emilia-Romagna - evidenza il documento di Legambiente - le concentrazioni di inquinanti sono diminuite in modo significativo negli ultimi anni, ma la nuova direttiva europea pone il territorio regionale davanti a obiettivi ambiziosi che richiederanno un impegno ancora maggiore”.