Piantedosi al comandante dei carabinieri di Villa Verucchio. “Lei è stato di esempio”

Rimini
  • 21 febbraio 2026

BOLOGNA. “Non dico che siamo poco tutelati, ma forse siamo poco considerati. Se noi tuteliamo i cittadini, ma perché nessuno tutela noi?”, chiede il luogotenente comandante della stazione di Villa Verucchio, Luciano Masini, che sparò la notte di Capodanno tra il 2024 e 2025 uccidendo un cittadino egiziano di 23 anni, Muhammad Abdallah Abd Hamid Sitta, che aveva accoltellato quattro persone. Masini è ospite dell’evento organizzato da Fratelli d’Italia a Bologna a sostegno del ‘sì’ alla riforma della giustizia. “Il suo caso è stato d’ispirazione per il Governo”, conferma il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. “Sapevo che venivo inquisito e lo sapevano anche tutti i ragazzi presenti. L’ho accettato. Ma un magistrato può cambiare protocollo? Prima possono fare le indagini e poi indagare. Io non potevo non intervenire, è il mio compito. Ho fatto quello che sono stato costretto a fare”, racconta Masini, la cui legittima difesa è stata confermata dal video di una telecamera che aveva ripreso i drammatici momenti dell’aggressione al Carabiniere.

“Sitta viene definito persona offesa, vittima, ma noi siamo le vittime. Possono chiamarlo anziché vittima, aggressore?”, si sfoga Masini. “Lei è stato di esempio per rappresentare l’importanza del ruolo che svolgete e per tornare sulla normativa”, conferma Piantedosi. “Abbiamo fatto ben due interventi normativi, di cui uno già andato a buon fine, proprio sul caso che era successo nel Capodanno dell’anno scorso, che ha riguardato il luogotenente: abbiamo previsto la possibilità in prima battuta di sostenere gli appartenenti alle forze di Polizia che incorrono questo tipo di disavventure con un sostegno economico di tutela legale: quindi gli paghiamo l’avvocato, tanto per capire, perché prima non aderivano neanche questo”, spiega il ministro. “Con i decreti di sicurezza che abbiamo adesso portato all’approvazione del Parlamento, abbiamo introdotto anche quello a cui faceva riferimento il luogotenente, la possibilità che laddove ci sia la manifesta sussistenza di una causa di giustificazione, che il magistrato possa evitare di sottoporre a questo calvario l’appartenente alla forza di polizia e quindi evitare di scriverlo sul registro degli indagati”, conclude Piantedosi.

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