Papa Leone a Rimini, un soffitto di centrini di pizzo per il pontefice

Rimini
  • 20 agosto 2026

Mancano ormai due giorni all’arrivo di Papa Leone XIV a Rimini e la città si prepara ad accogliere il Santo Padre con una mobilitazione sempre più intensa.

In queste ore, accanto al lavoro organizzativo della Diocesi (e grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Rimini), sono centinaia i volontari impegnati nei diversi servizi: una sorta di “alveare” operoso nel quale ciascuno mette a disposizione tempo, competenze e creatività.

È proprio questa dimensione “dal basso” uno degli aspetti che il vescovo Nicolò Anselmi desidera sottolineare. “Questa visita non è stata semplicemente organizzata per la comunità, ma dalla comunità. È come una nuova Sagrada Família: tante persone, tante mani, tanti piccoli pezzi che, insieme, costruiscono qualcosa che appartiene a tutti. E sono proprio questi piccoli gesti, spesso invisibili, a rendere bella l’accoglienza al Papa”.

Tra questi gesti ce n’è uno molto particolare. Via IV Novembre, da piazza Tre Martiri fino alla Basilica Cattedrale, sarà decorata con centinaia di centrini di pizzo realizzati a mano dalle donne di Casinina.

È un pezzo di tradizione della periferia della Diocesi che arriva nel cuore di Rimini. I centrini sono stati lavorati durante l’inverno da una ventina di donne di Casinina e di età diverse: centinaia di piccoli lavori all’uncinetto, assemblati su sette grandi cerchi metallici realizzati appositamente da un fabbro e poi sospesi con funi d’acciaio. Il risultato è una sorta di grande fiore, un “soffitto” di pizzo che accompagnerà il passaggio del Santo Padre verso il Duomo.

La tradizione è legata alla Madonna del Giro, devozione di origine urbinate risalente al Quattrocento, quando Casinina – paese sul confine tra Emilia-Romagna e Marche, ultima parrocchia della Diocesi di Rimini ma comune di Auditore-Sassocorvaro, provincia di Pesaro-Urbino – era parte dell’amministrazione urbinate. Ogni anno l’immagine della Madonna a maggio viene portata in processione a piedi e, ogni dieci anni (la stagione del 6, come 2026) quando il calendario del Giro arriva a Casinina, la comunità prepara una particolare festa. Quest’anno la celebrazione è stata accompagnata da una grande installazione realizzata proprio dalle donne del paese.

“Abbiamo pensato che fosse bello portare a Rimini qualcosa che raccontasse la nostra comunità, la nostra storia e il lavoro delle nostre mani. Quelle donne hanno lavorato per mesi senza sapere ancora dove sarebbero arrivati i loro centrini. Ora quei pizzi saranno sopra la testa del Papa. È un modo per dire che anche le periferie della Diocesi hanno qualcosa da offrire e possono sentirsi protagoniste di un momento così importante”, racconta Francesca Bellucci.

Otto trattori

E dall’entroterra arriveranno anche i trattori. Otto mezzi agricoli moderni saranno presenti nella zona dell’Arco d’Augusto, grazie alla collaborazione con alcune aziende agricole del territorio.

“Portare i trattori davanti al Papa significa mostrare un volto di Rimini che rischia di essere meno conosciuto”, spiega Marco Tamagnini, presidente delle Acli provinciali. “Rimini è indubbiamente una città d’arte e di turismo, ma ha anche un entroterra coltivato, elegante, con una forte vocazione agricola e agroalimentare. Vogliamo che questa realtà abbia visibilità accanto al mare e al patrimonio artistico. Agricoltura e turismo danno lavoro a moltissime persone e rappresentano anche un modello di cultura dell’integrazione e della pace”.

Non solo la Rimini conosciuta nel mondo per la spiaggia, dunque. L’accostamento fra i trattori e il centro storico vuole raccontare una città più completa: quella romana e rinascimentale del Tempio Malatestiano, quella turistica del mare e dell’accoglienza, ma anche quella rurale dell’entroterra, fatta di lavoro, agricoltura e comunità.

La stessa logica anima un altro piccolo grande gesto: sono oltre diecimila i cartoncini con la scritta “Grazie. Dio ci benedica”, preparati e scritti a mano da ammalati, detenuti, religiose e religiosi, ragazzi degli oratori, volontari Caritas, parrocchiani e tante altre persone. Su ciascuno – prima di essere distribuiti in tutta la Diocesi – il vescovo Nicolò ha apposto personalmente la propria firma.

Sono piccoli segni, ma raccontano una visita che, prima ancora di essere un grande evento, è stata costruita da migliaia di persone. “Il Papa troverà una città preparata, ma soprattutto troverà una comunità che ha messo in campo il meglio di sé: il lavoro, la preghiera, la creatività, la gratuità. È questo il nostro modo di accoglierlo”, conclude il vescovo Nicolò.

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