Omicidio Paganelli, Loris Bianchi: «Su me e mia sorella sciacallaggio mediatico»

Rimini
  • 14 giugno 2026

RIMINI. «Io sono tranquillo, ho sempre detto la verità, nessuna indagine su me e mia sorella, sono solo persecuzioni mediatiche che abbiamo già provveduto a denunciare». Con queste parole lapidarie, cariche di una stanchezza accumulata in mesi di tempesta mediatica e giudiziaria, Loris Bianchi torna a parlare all’indomani dell’assoluzione di Louis Dassilva nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 in via del Ciclamino. La sua voce, spesso rimasta nell’ombra rispetto a quella della sorella Manuela, fotografa una situazione che il suo entourage legale - l’avvocata Nunzia Barzan e il consulente Davide Barzan - ha cercato di proteggere strenuamente, definendo le accuse contro di loro come mere speculazioni prive di riscontri oggettivi.

La difesa dei fatti

«Prendiamo atto della decisione della Corte d’Assise di Rimini, che ha pronunciato un’assoluzione con formula dubitativa - dichiara Bianchi -. Riteniamo tuttavia opportuno precisare che le ricostruzioni alternative prospettate dalla difesa di Dassilva sono prive di qualsiasi fondamento. Le dichiarazioni da me rese nel corso delle indagini sono sempre state oggetto di riscontri da parte degli investigatori e hanno trovato conferma negli accertamenti svolti».

L’uscita di scena dell’unico imputato apre, di fatto, una ferita aperta nella ricostruzione del delitto. Per Loris Bianchi, il percorso è stato a dir poco accidentato. Sin dai primi momenti, la sua figura è stata trascinata nel vortice delle illazioni, alimentate da un contesto domestico - quello del complesso di via del Ciclamino - diventato nell’opinione pubblica il palcoscenico di segreti e non detti. Loris, custode del segreto sulla relazione extraconiugale tra Manuela e Dassilva, ha visto la propria presenza in loco quella tragica sera analizzata al microscopio. Nonostante le divergenze sugli orari della sua permanenza nell’appartamento di Manuela - inizialmente indicati in modo confuso e poi chiariti - e l’eco mediatica generata da immagini di quella sera, la magistratura non ha mai riscontrato nulla a suo carico. Né tracce biologiche né elementi tecnici lo collocano nell’autorimessa al momento dell’orrore.

L’appello

«Assistiamo ancora una volta a una campagna di disinformazione e a forme di vero e proprio sciacallaggio, anche attraverso i social network, nei miei confronti e nei confronti di mia sorella - prosegue Loris Bianchi -. In queste ore vengono diffuse notizie del tutto false, secondo cui le indagini si concentrerebbero su di noi. Si tratta di affermazioni prive di qualsiasi riscontro».

Il coinvolgimento indiretto di figure a lui vicine, come la moglie Serena Badia, ha aggiunto ulteriore pressione. La ricerca di un colpevole “a tutti i costi” ha puntato il dito verso i Bianchi nonostante, come ribadito dal consulente Davide Barzan, «nessuna indagine ufficiale sia mai stata aperta a loro carico per quanto concerne l’azione omicidiaria».

L’appello di Loris è netto: «Rivolgo un appello a tutti affinché contrastino la diffusione di informazioni false e verifichino le fonti prima di condividere contenuti che alimentano confusione e sofferenza». Mentre la difesa di Dassilva ha tentato di percorrere piste alternative, i fratelli Bianchi reclamano il diritto a una verità non dettata dal chiacchiericcio.

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