A Viserba i cacciatori fanno incetta di lepri

Rimini

RIMINI. Si sono presentati con reti, gabbie, bastoni e cani. Una trentina i cacciatori che hanno preso d’assalto il pezzo di terra tra il cimitero e via Sacramora, a Viserba, dove nella mattinata di ieri è partito quello che ormai da tre anni a questa parte è diventato una sorta di appuntamento fisso: la cattura delle lepri. E gli animalisti insorgono: «Adesso basta, è uno “spettacolo” che non si può più accettare».

Cattura al via

Le operazioni sono partite attorno alle 7: l’appuntamento era stato dato nell’ambito territoriale di caccia, in base al previsto programma e secondo il protocollo del Piano faunistico e venatorio, che fa scattare questi interventi laddove si riscontri un presunto aumento di animali, in basi anche alle segnalazioni dei residenti delle zone interessate. Mentre la polizia municipale dirigeva il traffico lungo la via Sacramora, quindi, anche in vista del flusso di auto in direzione della Fiera, dove si svolgeva il Sigep, lungo quel lembo di terreno dove cresce erba medicinale iniziava la cattura degli animali: undici in tutto quelli che sono stati presi nel giro di circa tre ore, anche con l’ausilio di cani e reti. Le lepri sono state poi portate nelle zone di ripopolamento.

Animalisti in rivolta

E la protesta degli animalisti si è fatta sentire. Lorenza Cevoli, Animal Freedom, va dritta al punto: «Non possiamo più accettare che i cacciatori vadano a prendere degli animali che non danno fastidio a nessuno, visto che lì non ci sono neanche campi che potrebbero essere danneggiati, e portarli nei “parchi giochi” per poi ammazzarli». E la Cevoli prosegue: «Purtroppo queste pratiche si svolgono tutte secondo legge ed è inaccettabile che si vada avanti, perché ormai nessuno può più credere alla favola che tutto questo serva per aiutare la natura, per tutelare i campi o evitare incidenti nelle strade».

Cacciatori: parametri precisi

Di parere decisamente opposto Roberto De Carli, uno dei coordinatori dell’ambito territoriale di caccia: «Noi ci muoviamo in base a precisi parametri e solo laddove ci siano delle segnalazioni che ci indichino dei danneggiamenti ai campi oppure il rischio incidenti lungo le strade». Una volta presi gli animali, spiega ancora De Carli, «li portiamo nelle zone di ripopolamento dove possono riprodursi ma non essere ammazzati: solo quando escono da quelle zone possiamo cacciarli».

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