Nuova accusa di omicidio per la Poggiali

Rimini

RAVENNA. L’inchiesta “Poggiali Bis” è chiusa. La procura chiederà un nuovo processo per omicidio a carico dell’ex infermiera 44enne già condannata all’ergastolo in primo grado per la morte della 78enne Rosa Calderoni, uccisa l’8 aprile del 2014 con una iniezione di cloruro di potassio all’ospedale Umberto I di Lugo. Questa volta Daniela Poggiali dovrà invece rispondere della morte di Massimo Montanari, noto imprenditore 94enne di Conselice. L’uomo venne ricoverato il 6 marzo del 2014 per uno scompenso cardiaco e morì improvvisamente la notte del 12 marzo, davvero strano per gli inquirenti, considerato che il giorno dopo sarebbe dovuto essere dimesso. Ma chi era Montanari? Era l’ex datore di lavoro di Luigi Conficconi, ex compagno della Poggiali che nel giugno del 2009 entrò in conflitto con l’azienda con la quale poi cessò il suo rapporto professionale. Un aspetto non da poco secondo l’accusa del procuratore capo Alessandro Mancini e del pm Angela Scorza che venne ricostruito in aula già durante il processo in Assise per l’omicidio Calderoni dalla segretaria di Montanari, chiamata a testimoniare dalla pubblica accusa per ricostruire il profilo dellinfermiera. In quell’occasione la dipendente, al termine di una testimonianza vibrante ma molto dettagliata, ribadì un episodio che fece calare il gelo in aula. Il 3 giugno del 2009 la Poggiali era andata negli uffici dell’azienda per portare un certificato medico del compagno ( a casa in malattia) ed era - a suo dire - molto contrariata per quella perdita di tempo. Prima - ha raccontato la segretaria in aula - se la prese proprio con lei: “Scendi giù da quei tacchi che sei ridicola”. E poi minacciò anche il capo: «State attenti te e Montanari di non capitarmi tra le mani, perché io vi faccio fuori».

Parole che impressionarono anche la corte, tanto che il giudice Corrado Schiaretti riportò poi quell’episodio nelle motivazioni della condanna all’ergastolo per l’omicidio Calderoni, parlandone come una delle morti ancora in attesa di giustizia sulle quali si sarebbe dovuto far luce.

«Ci sono almeno altri dieci decessi sospetti avvenuti all’ospedale di Lugo sulle quali andremo a fondo - aveva invece detto all’indomani della condanna all’ergastolo il procuratore capo Alessandro Mancini - Su alcuni casi ormai non possiamo più far nulla, ma su altri faremo tutto il possibile». All’inizio il fascicolo era stato infatti aperto su una decina di casi, poi ridotti a cinque. Ora l’indagine è stata chiusa per il “solo” caso Montanari. A differenza dell’omicidio Calderoni l’accusa affronterà un eventuale processo senza la prova regina dell’anomala concentrazione di potassio negli occhi della vittima.

Ma contro la Poggiali non ci saranno solo le minacce esplicite riportate dalla segretaria della vittima, ma anche quanto raccontato da una sua collega infermiera, sia durante le indagini che durante il processo. E’ stata lei infatti a raccontare le strane circostanze in cui avvenne la morte di Montanari. «Il paziente era nel settore D. Un settore di mia competenza, in cui la Poggiali non sarebbe dovuta venire a operare». Eppure quella notte Daniela si offrì volontariamente per somministrare la terapia insulinica ad alcuni pazienti. La collega protestò, ma Daniela non desistette. Per l’accusa fu solo uno stratagemma per poter stare da sola con il povero 94enne. E pochi minuti dopo, senza che nessuno l’avesse chiamata, la Poggiali tornò ancora nella stanza. Fu un modo - ipotizza la procura - per assicurarsi che il potassio avesse fatto effetto e che nessuno potesse eventualmente rianimare l’anziano.

Per Montanari doveva essere l’ultima notte di ricovero. Ma fu l’ultima della sua vita.

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