Muore all'improvviso Alessandra Coatti

Rimini

CERVIA. La città è attonita, si è spenta ieri Alessandra Coatti, la “pasionaria” azzurra che in consiglio aveva trascorso le ultime tre precedenti legislature. Ricoverata nella notte di sabato all’ospedale di Ravenna per un malore, non ce l’ha fatta. Lascia il figlio, un fratello e i genitori.

E già maturano i ricordi, di un politico dalla dialettica tagliente, dalle tante battaglie in aula che spesso mettevano in difficoltà gli avversari. Cinquantadue anni, avvocato, nel 1996 era diventata la responsabile di Forza Italia. Si professava berlusconiana fervente, con una forza passionale che aveva fatto proseliti.

Nella sede di via Caduti per la libertà cresceva così la convinzione di poter rovesciare la maggioranza di centrosinistra, tanto da indurla a candidarsi sindaco nel 2004. Veniva però sconfitta da Roberto Zoffoli, e pur tuttavia il suo impegno continuava con vigore. Sono memorabili i tanti interventi in aula, puntuali, precisi, con la replica pronta in ogni frangente. Nel 2009, però, le elezioni amministrative scoprivano le prime crepe nel partito. A lei la fusione con An stava stretta, come pure non aveva digerito la nomina di Massimo Mazzolani quale capogruppo, e la candidatura a segretario di Paolo Savelli. Cominciava così una lunga stagione di confronti, a volte aspri, con gli altri due leader del Popolo della libertà.

La contrapposizione vedeva spesso voti distinti in consiglio comunale, e culminava con l’uscita della Coatti dal gruppo. Insieme a Luigi Nori, commissariato dalla Lega Nord, nasce così nel 2012 il gruppo de “Il Faro”.

«Nonostante le nostre iniziali differenze politiche - la ricorda Nori -, è maturato poi un sodalizio di grande spessore. Ricorderò sempre quell’esperienza e il mio rapporto con lei». Ma il colpo di scena arriva con la salita alla presidenza del consiglio, appoggiata proprio dal dimissionario Ercole Massari, l’ex capogruppo Ds-Pd con il quale non erano mancate dispute infuocate in precedenza. Lo strappo con gli ex colleghi di partito è totale, ma lei sembra più guardare avanti. Lascia l’impegno attivo e si dedica al volontariato, prestandosi alle attività di Arca 2005 nella gestione del canile.

«Ci siamo amati e odiati - parla Savelli, con le lacrime agli occhi -, ma da lei ho imparato tanto. Non potrei essere il politico che sono, oggi, senza il suo insegnamento. Alessandra mi ha fato maturare in fretta, perché per tenerle testa dovevo impegnarmi. Mi ricordo quel caffè consumato il 17 novembre del 2013, e quel pugno sulla pancia che mi ha dato perché mi ero dimesso. “Finalmente te lo posso dare”, ha detto abbracciandomi. Ale, ti faccio quella carezza che non ci siamo mai dati».

Proprio ieri sera lei aveva programmato la solita cena vegetariana, che ogni anno cucinava per gli amici, impiegando giorni di intenso lavoro. Naturalmente è stata annullata. Intanto su Fb in tantissimi la ricordano, con quel suo sorriso di persona pulita, allegra o grintosa a seconda delle circostanze.

Ognuno posta un ricordo, perché con Ale «si divideva sempre qualche cosa».

 

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