Poliziotta con la matita svela la doppia faccia del capobranco

Sei ore di racconti
Ha trascorso un’intera giornata con la testimone chiave dell’indagine, la transessuale peruviana picchiata, rapinata e ripetutamente stuprata. Le due donne, sole per più di sei ore nella stessa stanza, hanno ricostruito il volto del principale colpevole. L’identikit è diventato in poche ore l’indizio più importante nelle mani degli investigatori: fino a quando i due fratelli non si sono costituiti è rimasto l’elemento principale nelle mani dei poliziotti e della procura. Ora, dopo la cattura di Butungu, si può capire il perché: il disegno e la foto sono due metà della stessa mela. Parlando con la peruviana, acquistando la sua fiducia, la poliziotta l’ha aiutata a ricordare. Con una sensibilità tutta femminile, unita all’intuito dell’artista e alla professionalità dell’investigatrice, la poliziotta con la matita ha tirato fuori dalla testimone anche quello che credeva di non ricordare o che aveva rimosso. Un’arte antica, quella dell’identikit. Chi si occupa professionalmente di cronaca nera e ha memoria oppure ama rovistare tra i fascicoli polverosi dei casi del passato sa bene che i vecchi identikit a matita sono molto più somiglianti ed efficaci di quelli odierni al computer. È un sollievo scoprire, ed è un merito del Gabinetto regionale di Ancona della Scientifica che ne valorizza il talento, che esistono ancora figure sempre più rare, ma indispensabili.
L’ascolto delle emozioni
Il “ritrattista”, infatti, si mette all’ascolto del testimone. Lo lascia parlare per ore di se stesso e delle sue emozioni, pronto a catturare un dettaglio al suo riaffiorare alla mente.
Il volto del colpevole, alla fine, non è il risultato di un montaggio di lineamenti standard, ma ne racchiude l’espressione personale più intima e segreta: il lato oscuro. Butungu si è rivelato una specie di dottor Jekyll e mister Hyde, incensurato, senza mai neppure una segnalazione a polizia e carabinieri, né una semplice multa. La sua pagina Facebook racconta dell’uomo devoto a Geova, lavoratore e pronto a commuoversi per i terremotati.
Gli insulti su Facebook
Ora, svelata la doppia faccia, è proprio sul suo profilo “aperto” di Facebook che continua l’assedio di insulti. Da quando è stata resa nota la sua identità ognuno dei post viene fatto oggetto di commenti in diverse lingue, principalmente italiano e polacco ma anche inglese. Le frasi che si leggono nelle migliaia di post sono terribili e vengono chieste pene che vanno ben oltre quelle previste dallo Stato. Con toni fortemente razzisti si inneggia alla pena di morte, alla camera a gas, alla tortura, purché lenta. La legale che rappresenta Guerlin Butungu, l’avvocata Ilaria Perruzza, sta cercando di fare chiudere il profilo del proprio assistito: compito però che non appare così semplice.