Da Boko Haram a una nuova speranza

Rimini

CESENATICO. La sua famiglia è stata sterminata mentre stava raggiungendo una fermata dell’autobus. Colpa di una bomba fatta esplodere dai fanatici violenti del famigerato gruppo terroristico Boko Haram. Da quel momento per Fwesh Oluwa Nelson è iniziato un calvario che sembra avviato verso una conclusione positiva.

Il 21enne di origine nigeriana è uno dei tre profughi provenienti da quel Paese che, dopo essere stati smistati a Cesenatico, hanno ricevuto una risposta positiva alla loro richiesta di asilo politico o comunque hanno ottenuto permessi di soggiorno di altro tipo. Le domande di altri sei connazionali di quella ondata sono state invece rigettate. Al momento restano però ospitati all’hotel “Splendid”, a Ponente, perché hanno fatto ricorso ed aspettano l’esito.

Uno dei tre migranti che hanno ottenuto l’ok si è diretto a Padova, nella speranza di costruirsi un futuro a partire da là. Un altro è stato chiamato a fare assistenza nell’albergo a Torre Pedrera dove sono stati accolti di recente 37 nuovi profughi, anche grazie alla buona padronanza della lingue italiana che ha acquisito. Ma la storia che più colpisce è quella di Nelson, sia per il vissuto terribile che ha alle spalle, sia per il particolare percorso di inserimento stabile in Italia che ha appena iniziato a seguire. Da lunedì scorso è a Pisa per prendere parte ad un progetto dello Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che prevede una formazione professionale per alcuni mesi, in vista di un avviamento al lavoro. La partenza da Cesenatico è stata sofferta, come aveva confidato lui stesso raccontandosi pubblicamente, una quindicina di giorni fa, durante un presidio organizzato a Cesena da Cgil, Cisl e Uil per dire basta alle stragi dei profughi nel Mediterraneo. Il 21enne nigeriano, così come quasi tutti i profughi presenti a Cesenatico, aveva infatti stretto legami forti non solo con gli operatori della cooperativa Cad (che gestisce l’accoglienza) e con i volontari del gruppo “No Borders” ma anche con famiglie della zona. Come quella di Pierluigi Montebello, a cui ha riservato un toccante saluto e ringraziamento sulla sua pagina Facebook.

Intanto, per dare il benvenuto ai 12 nuovi profughi che tre giorni fa sono arrivati all’hotel “Splendid” (8 dalla Guinea Conakry e 4 dal Gambia), i volontari hanno organizzato un torneo di biliardo che hanno chiamato “Splendid People”. E’ iniziato ieri. I giocatori sono 64 e i primi 8 classificati si aggiudicheranno piccoli premi.

L’albergo di Ponente, che ha esaurito fino in fondo la sua disponibilità di posti per i profughi (76), può contare da qualche giorno su un operatore in più del Cad: non sono più solo due, ma tre.

Inoltre, c’è un nucleo di instancabili volontari che cercano di inserire al meglio questi migranti nel tessuto cittadino. Lo stanno facendo sia organizzando tornei sportivi, sia impegnandoli in lavori utili alla collettività (esemplari i lavori in cui si sono prodigati per sistemate vari danni provocati dall’ultima grande alluvione). Più in generale, la loro sfida è fare capire alle persone diffidenti che «questi sono bravi ragazzi, con esperienze di vita che bisogna conoscere invece che farsi accecare da pregiudizi», come dice Domenico Monti. E proprio per raccontare le storie di queste persone, e come stanno vivendo la loro permanenza a Cesenatico, un volontario specializzato nel settore sta girando riprese (ha già oltre 70 ore di registrazioni), con l’idea di ricavarne un docu-film.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui