Crescono i pernottamenti, ma cala la permanenza media dei turisti in Riviera. Aumentano i vacanzieri stranieri, ma diminuiscono quelli italiani.
È uno scenario in bianco e nero quello che il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, disegna al convegno “Una nuova visione del turismo in Romagna” organizzato ieri, a Milano Marittima, dalla Cna. Un fermo immagine in agrodolce, che immortala i lati positivi e i lati negativi dell’industria delle vacanze, in un arco di tempo di dieci anni.
«Nel 2016 - sottolinea Sadegholvaad - i pernottamenti turistici nelle tre province della Romagna: Rimini, Ravenna e Forlì - Cesena, erano 26.966.652, per una permanenza media di 4,5 giorni. Nel 2024, invece, ultimo dato consolidato disponibile, eravamo a 27.364.829 presenze con una permanenza media di 4,2 giorni. Risultato? Arrivano più persone, ma ci restano meno». Nonostante il massiccio supporto degli stranieri: «Scomponendo il dato per provenienza in un arco di tempo che va dal 2016 al 2024 - conferma il sindaco di Rimini - la Romagna perde il 2,1% di turisti italiani, mentre guadagna il 6,7% di viaggiatori provenienti dall’estero». Indagine statistica in mano, Sadegholvaad passa, quindi, ad analizzare la nuova tendenza, quella della vacanza extra-balneare. «Se nel 2016, per Rimini capoluogo, le “prove tecniche” di destagionalizzazione, da gennaio a maggio, valevano 1.070.152 pernottamenti, nei primi 5 mesi del 2025 siamo passati a 1.458.231 pernottamenti: il +40%».