«Se ci fossero state le barriere, l’auto di nostra figlia non sarebbe finita nel Rubicone e lei sarebbe ancora viva. Il Comune però non vuole nemmeno incontrarci». Le parole di denuncia, riportate dall’Ansa, sono quelle di Giancarlo e Manuela, i genitori di Michela Lazzaretti, la 25enne residente a Villa Verucchio, morta il 19 maggio 2024 a Savignano sul Rubicone, in località Capanni, dopo che la sua auto era finita nella scarpata e poi nel fiume senza coinvolgere altri veicoli.
La giovane, residente a Villa Verucchio, era rimasta tragicamente intrappolata nell’abitacolo, mentre l’amica che viaggiava con lei era riuscita a salvarsi. L’incidente era avvenuto in via Rubicone Destra «nei pressi di un tratto noto per la sua pericolosità, come risulta anche dai report della polizia municipale», ha spiegato l’avvocato Luca Campana del Foro di Rimini, che assiste i genitori e i familiari della vittima. «La relazione dei nostri tecnici ha evidenziato una serie di criticità legate alla sicurezza su quella strada (asfalto ammalorato, mancanza di segnaletica, indicatori e guardrail), che è di competenza comunale, per cui abbiamo invitato l’Ente di Savignano a sedersi a un tavolo tecnico per la negoziazione assistita, ma ha rifiutato, negando ogni tipo di responsabilità». L’intenzione della famiglia adesso però è di andare avanti «nelle sedi opportune, rivolgendoci all’Autorità giudiziaria, per evitare che qualcuno muoia su quella strada e per fare chiarezza - ha concluso il legale -. A seguito dell’accaduto però lo stato dei luoghi è radicalmente cambiato e sono stati fatti degli interventi migliorativi, certo non possiamo sapere se sufficientemente adeguati».
Una notizia, quella del rifiuto del Comune, che ha gettato nel comprensibile sgomento i genitori di Michela.