Minetti: “Doveroso tutelare mio figlio. Io mai indagata in Uruguay”

Rimini
  • 29 aprile 2026

RIMINI. Nicole Minetti non ci sta e va all’attacco: «Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto. L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato. Le ricostruzioni diffuse da alcuni organi di stampa risultano pertanto infondate e lesive, oltre che in contrasto con le norme e gli stessi principi deontologici a tutela dei minori». Con una nota diffusa ieri la 41enne riminese ha deciso di intervenire pubblicamente sul dibattito che si è scatenato dopo che alcune ricostruzioni giornalistiche hanno avanzato il sospetto che il dossier portato all’attenzione del Presidente della Repubblica per la richiesta della grazia fosse basato su informazioni false.

Le due condanne

Minetti, personaggio tv (valletta in Scorie e Colorado) e consigliera regionale in Lombardia nel periodo 2010-2012, eletta nel listino bloccato di Roberto Formigoni, fu coinvolta nello scandalo Ruby che investì l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel luglio 2013 è stata condannata (insieme a Lele Mora ed Emilio Fede) per favoreggiamento della prostituzione con una condanna che la Cassazione (2019) ha fissato in 2 anni e 10 mesi. Per la vicenda Rimborsopoli, legata alle spese dei consiglieri regionali della Regione Lombardia, aveva patteggiato una pena a 1anno e 1 mese per peculato.

L’11 aprile la grazia firmata da Mattarella per “motivi umanitari” aveva già destato polemiche. Nei giorni scorsi la ricostruzione giornalistica del Fatto Quotidiano che ha fatto emergere dei dubbi sulla veridicità del dossier portato all’attenzione del Quirinale e la decisione della Presidenza della Repubblica di chiedere verifiche a posteriori.

Gli accertamenti della Procura

La Procura di Milano si è mossa e ha chiesto accertamenti all’Interpol. Tra questi ci sono quelli che riguardano il periodo in cui la riminese ha soggiornato a Ibiza e la documentazione proveniente dall’Uruguay.

Lo hanno spiegato la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero.

Gli accertamenti, disposti con urgenza sul caso «su fatti indicati gravissimi», in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile, «potrebbero portare ad una modifica del nostro parere», che prima era stato positivo, hanno aggiunto. «Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati», hanno spiegato la pg e il sostituto pg ai giornalisti.

Nordio nel mirino

Nel frattempo dall’opposizione sono state chieste le dimissioni del ministro della Giustizia. Ma a difenderlo è scesa in campo la premier Giorgia Meloni. «Mi fido del ministro Carlo Nordio, per quello che riguarda la conferma della grazia, la competenza non è la mia», ha detto la presidente del Consiglio, al termine del Consiglio dei ministri. «A oggi escludo l’ipotesi di dimissioni del ministro... ieri (martedì, ndr) al telefono gli ho chiesto che cosa fosse accaduto e ho ricostruito l’iter. Se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca - ha aggiunto Meloni -ma questo non è un lavoro che fa il ministero, le indagini le fa la magistratura, il ministero non ha gli strumenti. Il ministero difficilmente può sapere qualcosa che non sapeva la magistratura. Certo poi in Italia c’è sempre un capro espiatorio che è il Governo...»

La replica di Minetti

Intanto Minetti, nella nota diffusa, parla di ricostruzioni false: «Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e soprattutto mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica. Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori. Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili. In tale contesto è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso».

Minetti ha aggiunto inoltre «di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna».

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