Macfrut, l’agricoltura e la tempesta perfetta dei prezzi: dal gasolio ai fertilizzanti, al materiale per irrigare VIDEO

Rimini

Il gasolio, i fertilizzanti e persino le attrezzature come quelle degli impianti di irrigazione. Tutto sta aumentando con un effetto a cascata. La guerra nel Golfo Persico e il blocco di Hormuz sono la “tempesta perfetta” per l’economia. L’aumento del costo di produzione colpisce il sistema dell’ortofrutta e più in generale il settore dell’agricoltura.

Il ruolo dell’Europa

«Questo mese di conflitto bellico ha già impattato sul lavoro dei nostri imprenditori: aumento del 100% sui fertilizzanti e del 70-75% proprio nella stagione di maggior consumo». Ettore Prandini presidente nazionale Coldiretti, ieri ha esposto il problema nell’ambito di un convegno al Macfrut ed è preoccupato e indica la strada. «Dobbiamo guardare l’emergenza ma tornare alla pianificazione per cambiare le condizioni in cui ci troviamo: c’è una logistica sbilanciata sul trasporto su gomma, bisogna recuperare filiere che per una miopia di carattere politico europea abbiamo delocalizzato in paesi confinanti. Queste cose non ce le possiamo più permettere. L’Europa deve sostenere con forza le filiere produttive come fanno Cina, India, Brasile e Stati Uniti. Dobbiamo passare da una visione in cui la competizione è interna ai confini europei fra stati membri a una visione in cui l’Europa unita gioca una competizione a carattere globale».

Fertilizzanti a rischio

Il caso dei fertilizzanti. «Per una visione di carattere speculativo abbiamo preferito acquistare dove costava meno ma ora lo scenario geopolitico è cambiato e paghiamo la conseguenza di un aumento del 100%, addirittura con un rischio di disponibilità del prodotto. Se ciò si verifica l’effetto immediato è una perdita della capacità produttiva del 30-40% nelle filiere agricole con una ricaduta sociale economica sull’intera collettività».

I costi in aumento

«A una settimana fa», prosegue Prandini, «l’aumento per ogni ettaro di superficie lavorata era di 200 euro indipendentemente dalle filiere. Se questa cosa si dovesse protrarre è destinato a crescere. In alcuni settori paghiamo un aumento del costo di gestione del 25-30% in più rispetto all’anno scorso». Nuovi aumenti in vista? «Oggi si fa fatica ad avere un aumento del prezzo riconosciuto ma questo durerà per un periodo breve perché nel momento in cui dovessero esserci problemi di disponibilità del prodotto non ci sarà più nessuna regola che potrà contenere l’aumento dei prezzi perché e quindi i prezzi tenderanno ad aumentare in modo significativo, cosa che noi ovviamente non ci auguriamo».

Il tema dei fertilizzanti è significativo di quanto gli effetti dell’economia globale siano a cascata. «Da Hormuz», spiega Prandini, «passa il 33% dei fertilizzanti prodotti a livello globale. In quei paesi ne viene prodotto il 21% e andava principalmente su tre mercati: Cina, India e Brasile. Ora questi tre paesi, non avendo disponibilità del prodotto, staccio approcciando i nostri mercati. Non solo l’aumento del prezzo ma anche il rischio della disponibilità».

Lo stop verso est

Cristiano Fini, presidente di Cia agricoltori italiani, oltre a sottolineare i problemi legati al caro gasolio e ai fertilizzanti, invita anche a guardare all’export. «Non si può esportare nei paesi in guerra e in più ci sono difficoltà di carattere logistico: affrontare un viaggio senza lo stretto di Hormuz per le merci deperibili come l’ortofrutta significa affrontare un viaggio più duraturo con il rischio che non si arrivi a buon fine. Peccato perché parliamo di un mercato che negli ultimi anni aveva visto una crescita interessante. Parliamo di mele, di kiwi, di pere»...

Costa di più anche irrigare

«Un altro elemento da considerare», spiega Fini, «è che così come i prezzi sono schizzati il giorno dopo lo scoppio della guerra la discesa sarà più lenta». E fra gli aumenti non ci sono solo il carburante e i fertilizzanti. «Pensiamo per esempio agli impianti di irrigazione di vigneti e di frutteti... Si fa molto uso di derivati del petrolio come la plastica... Abbiamo il caso di un fornitore che ha subito un aumento del 40% dall’oggi al domani per il materiale di irrigazione!».

L’ottimismo di Macfrut

Vuole essere ottimisti invece Patrizio Neri, presidente di Macfrut. «Per questa edizione eravamo preoccupati ma in realtà non è stato difficile. Qualche assenza l’abbiamo avuta ma veramente limitata. D’altra parte lo vediamo anche da come si muove la Borsa: ci sono alti e bassi ma non c’è stato un tracollo. Un segno che c’è la volontà di non farsi sopraffare dalle tensioni geopolitiche, dalla guerra. Certo, se non arriveremo presto a un risultato di pace saremo di fronte a una crisi che non è mai stata così forte. Ma non possiamo pensare che non si arrivi a un accordo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui