Non rispondere ai dazi americani con altri dazi e nemmeno “rimanere immobili” ma intervenire su un settore che, “in maniera strisciante, sta vedendo imprese statunitensi conquistare ogni giorno spazi, in Europa: quello delle multinazionali digitali, che in molti casi trovano i propri centri di potere negli Usa” e che pagano “pochissime tasse”. E’ la strategia per reagire alla decisione di Donald Trump che hanno in mente il presidente di Legacoop Romagna Paolo Lucchi e la sua vice Romina Maresi. Che chiedono se poi “è così difficile pensare di applicare gli accordi Ocse che fissano i criteri della cosiddetta global minimum tax sulle grandi multinazionali digitali, che utilizzano i nostri servizi pubblici, impiegano i giovani che si sono formati nelle nostre università pubbliche, ma pagano pochissime tasse”.
Come si dice in Romagna, aggiungono, “sarebbe il caso di ‘mettersi le scarpe dalla parte della punta’, non di reagire un po’ superficialmente a dazi con dazi, oppure di predicare l’immobilismo in attesa che ‘passi ‘a nuttata’”. Di certo, proseguono Lucchi e Maresi, alle cooperative romagnole servirebbe “una politica italiana ed europea che guardi avanti e garantisca nuove risorse per gli investimenti delle imprese, che devono evolversi tecnologicamente per reggere la concorrenza mondiale, prendendo quelle risorse a chi le tiene ben strette, producendo utili giganteschi, ma a scapito del sistema sociale ed economico dell’Ue”.