È liberamente ispirato alle tensioni che nello scorso anno scolastico hanno tenuto banco al liceo Serpieri l’ultimo romanzo del 59enne professore e autore umbro, Giovanni Pannacci, docente di filosofia e storia da 26 anni di cui 6 trascorsi nell’istituto di Viserba. Istituto che ha visto un lungo braccio di ferro (tra presidenza da un lato e una fetta di allievi e docenti dall’altro, ndr).
Rimini, le tensioni al liceo scientifico Serpieri diventano un romanzo firmato dal professor Pannacci
Professor Pannacci, qual è la trama del libro intitolato “A domani, ragazzi” (Edizioni Fernandel), in libreria dal 19 settembre?
«La storia è ambientata in una ridente località di mare (in cui è facile riconoscere Rimini) presso un liceo, dove sei ragazzi affrontano l’adolescenza tra interrogazioni, amicizie e desiderio di cambiamento. Quando ho vissuto la fase di lotta con i miei studenti stavo lavorando al proseguimento del libro, scritto tre anni fa. “Noi siamo qui”, questo il titolo, è andato così bene da essere adottato nei progetti di molte scuole. Divenuti protagonisti della vicenda, questi giovani si trovano al centro di una protesta scolastica, per la mancata concessione di un’assemblea di istituto. Protesta, la loro, che non parte da uno slogan, ma da un bisogno: quello di essere ascoltati. Eludendo il divieto, trasformano l’assemblea in una performance creativa che, postata in rete, diventa virale approdando all’attenzione dell’ufficio scolastico e dei media».
Puó svelarci, almeno in parte, il finale?
«Preferisco non spoilerare».
Cosa imparano i protagonisti in questo romanzo, tra l’altro, di formazione?
«Mentre gli adulti si dividono tra chi condanna e chi accompagna, i ragazzi scoprono che ogni rivoluzione ha un prezzo. E che la libertà non è un obiettivo raggiunto una volta per tutte, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno».
Un messaggio fra le righe?
«Grazie agli stimoli di una docente che li spinge alla lettura di capolavori senza tempo, da “Moby Dick” di Hermann Melville a “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, gli studenti comprendono che le cose che non ci stanno bene vanno cambiate. A guidarli c’è anche la consapevolezza che leggere, come sostiene la loro professoressa, è l’unico atto rivoluzionario per il quale non rischieranno mai nulla di brutto».