La riminese Lola Fabbri atterrata a Bologna insieme ad altri quattro attivisti della Flotilla

Rimini
  • 23 maggio 2026

Sono atterrati nel primo pomeriggio di oggi con un volo da Istanbul i cinque attivisti della Flotilla che erano attesi a Bologna: i bolognesi Ilaria Mancosu e Francesco Gilli, la riminese Lola Fabbri e Maurizio Menghini di Senigallia. Intanto, il movimento Bds per il boicottaggio di Israele ricorda che ci sono altri due emiliano-romagnoli bloccati e in pericolo in Medio Oriente: Carla Biavati di Vergato e Fabio Valenti di Castelnuovo, a bordo del convoglio di terra ai confini con il Libano. “Sono fermi da sei giorni e non stanno ricevendo nessuna protezione internazionale”, si spiega. Proprio gli esponenti di Bds erano presenti insieme ad altri attivisti, tra cui quelli di Rivolta Pride, questo pomeriggio all’aeroporto di Bologna per riabbracciare ‘flotilleri’. Nell’atrio del Marconi più volte è stato intonato il coro ‘Free Palestine’ sventolando la bandiera del Paese.

Tra loro presente Ilaria Riccardi, la dottoressa a sua volta a bordo della Flotilla, scampata all’arresto a causa di un’avaria della sua imbarcazione, il sindaco di Sasso Marconi Roberto Parmeggiani, il capogruppo di Coalizione Civica in Consiglio comunale a Bologna, Detjon Begaj, e il segretario della Camera del Lavoro di Bologna, Michele Bulgarelli. Che alla ‘Dire’ spiega: “Noi ci consideriamo l’equipaggio di terra della Flotilla”. Proprio una rappresentante Cgil, Daniela Modonesi, coordinatrice dei lavoratori dell’aeroporto di Bologna, ci ha tenuto ad accogliere ai piedi della scaletta dell’aereo gli attivisti della Flotilla appena atterrati. Un gesto molto apprezzato, come racconta Gilli. Che poi punge: “Vorrei sapere dalle istituzioni che sono qua presenti, e anche dalle istituzioni che non sono qua presenti, quali sono adesso le intenzioni e quali sono gli impegni che ci vogliamo prendere”.

Ci sono istituzioni di cui ti aspettavi la presenza oggi? “Beh, non lo so: siamo a Bologna...”, rimarca Gilli, che a favore di telecamera non vuole mostrare il volto, ma si copre alzando la felpa che l’esercito israeliano ha fatto indossare agli attivisti durante la prigionia. Un modo, spiega lo stesso Gilli, per simboleggiare “la disumanizzazione e la tortura psicologica alla quale siamo stati sottoposti”. Poi aggiunge: “C’è chi queste condizioni le vive tutti i giorni e non mi riferisco solo al popolo di Gaza. C’è il Libano e c’è anche Bologna: a ottobre l’anno scorso una ragazza ha perso un occhio manifestando pacificamente per strada”. Per questo Gilli invoca una presa posizione da parte delle istituzioni e una “presa di coscienza da parte di tutti noi. Tocca prendere in mano la propria responsabilità e decidere cosa fare della propria vita, cosa fare per le persone che ci stanno intorno e per la società in cui viviamo. Ho bisogno che non sia un evento sporadico, ma una presa di posizione trasversale non solo sullo scoop del momento”. Per il prossimo 26 maggio il movimento Bds promuove un presidio di protesta sotto la Regione, consegnando 10.000 firme perché “il presidente de Pascale mantenga la promessa e vengano interrotti tutti i rapporti con Israele”.

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