RIMINI. «E’ necessario che tutti capiscano che in Italia le regole devono essere rispettate. Persino il tema dei rimpatri in qualche caso è determinante». Il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad è intervenuto così questa mattina alla trasmissione Omnibus di La7 durante il dibattito sul nuovo decreto annunciato dal governo per fronteggiare il problema della delinquenza giovanile.
Il conduttore Gerardo Greco introduce il primo cittadino con una mezza gaffe. «Il suo è un nome iraniano. In teoria, tecnicamente, nella visione un po’ troppo superficiale che abbiamo noi della lettura della realtà sarebbe un maranza se non fosse stato diventato sindaco». Brusio in sala...
«Chissà...», risponde Sadegholvaad che poi ribatte. «No, direi proprio di no».
«Rimini», aggiunge poi il sindaco, «è sicuramente una delle tante città italiane che devono fare i conti anche con le tematiche della sicurezza. E’ una città di 150 mila abitanti ma nella quale, grazie a dio, si hanno circa 6-7 milioni di presenze turistiche all’anno che necessitano di controllo e presenza di forze dell’ordine, tutte cose che languono da tempo. Rimini sì, è una delle città italiane che deve fare i conti con la sicurezza e la gestione di questi fenomeni giovanili che necessitano di molta attenzione, e anche il tema dell’integrazione delle seconde generazioni è un tema che mi sta molto a cuore, anche per vicende personali, ma che è strategico per il futuro del Paese: se non si lavora bene su questo tema ci rimettiamo tutti».
A Sadegholvaad viene chiesto cosa pensa del decreto che sta preparando il governo e oggi in discussione al consiglio dei ministri. «Intanto a me piace che si voglia affrontare un problema. Il problema c’è e non si può negare. Dall’altro non ho mai amato troppo l’approccio muscolare “reatistico” (mi passi il termine, un lavoro su una continua introduzione di nuovi reati). Ma neanche l’approccio sociologico che è un po’ tipico della mia parte politica con cui si cerca quasi di giustificare qualsiasi comportamento fuori dalle regole. Spero ci sia la possibilità di introdurre una strada pragmatica fatta di integrazione (senza possiamo introdurre tutti i reati ma il paese non va avanti) ma al tempo stesso è necessario che tutti capiscano che in Italia le regole devono essere rispettate. Persino il tema dei rimpatri in qualche caso è determinante. Non dobbiamo avere alcun tentennamento a far rispettare le regole nel nostro Paese».
Infine un commento sul lavoro del governo Meloni in questo ambito. «In questi tre anni e mezzo devo dire è stata a fatta molta propaganda per la sicurezza (a me non mi interessa andare in scontro con la presidente Meloni) però posso dire: c’è stata tanta propaganda e pochissima sostanza. I sindacati di polizia lamentano il fatto che gli organici vanno costantemente riducendosi senza coprire nemmeno il turn over e questo si ripercuote non solo a Rimini ma in tutto il Paese».