Il riminese che investe nell’idrogeno: “Così possiamo alimentare 100 autobus” FOTOGALLERY

Rimini

RIMINI. Dai pulcini all’idrogeno verde, passando dal fotovoltaico. In un’epoca di grandi cambiamenti, l’imprenditore riminese Stefano Pollarini, 64 anni, socio amministratore di Avizoo Gruppo Pollarini (sede a Longiano), ha messo insieme due delle tematiche più calde del momento: energia e ambiente. La sua azienda di famiglia (nata nel 1959 con il padre Aldo nel settore avicolo e oggi specializzata nella riproduzione e, incubazione) negli ultimi anni ha diversificato le attività investendo nel settore immobiliare (aree produttive e artigiane, strutture alberghiere, residenziale) e nell’energia verde, prima con gli impianti funzionali all’azienda e poi creandone altri. Tra Romagna e Marche conta circa 200 dipendenti. Giovedì 24 settembre, alla presenza tra gli altri del presidente della Regione Marche, ha inaugurato a Falconara (Ancona) il più grande hub del centro nord per la produzione di idrogeno verde sviluppato assieme alla Renco di Pesaro (società di ingegneria, consulenza e general contracting). Un investimento da oltre 60 milioni di euro, di cui 16,4 arrivati con il PNRR.

Pollarini, a quanto ammonta il fatturato annuo del vostro gruppo?

«Siamo attorno ai 45 milioni di euro con stime al rialzo per il 2027 sino a 50 milioni».

In quale misura incidono le altre due vostre attività, immobiliare ed energia pulita?

«Parliamo di circa il 20%».

Cosa significa per voi questo investimento?

«Per noi vuol dire guardare al futuro, cogliere le opportunità della transizione energetica e sviluppare nuove competenze industriale in un mercato strategico e in rapida evoluzione».

Pensate che l’idrogeno sia l’energia del futuro?

«Metterla in questo modo può essere esagerato. Ma l’utilizzo dell’idrogeno nel trasporto pubblico sta diventando molto interessante e sono in molti che stanno investendo. Il Comune di Bologna, per esempio, ha acquistato 127 autobus in servizio da maggio».

Voi a chi venderete l’idrogeno prodotto e a quale fatturato pensate di arrivare?

«Abbiamo in piedi delle interlocuzioni e pensiamo che quando sarà a regime potrà arrivare a 6 milioni di euro l’anno».

Perché si dice che il vostro impianto di produzione di idrogeno verde sia il più completo e avanzato presente oggi in Italia?

«Il progetto è nato dalla nostra partnership con Renco. Noi da un po’ di tempo cercavamo una soluzione per un’area di 4,5 ettari di nostra proprietà a Falconara, l’ex Montecatini/Montedison. Con Renco siamo riusciti a mettere a punto un progetto che ha permesso su un unico sito di tenere assieme tutte le fasi della filiera».

In che modo?

«Il terreno è vincolato dalla soprintendenza: archeologia industriale. Siamo riusciti a far rinascere la struttura mantenendo le strutture principali come scenario; è stato fatto un lavoro magnifico... Ma soprattutto abbiamo creato sul posto tutto quello che serve all’attività: dalla produzione al serbatoio. Con 16 milioni abbiamo realizzato l’impianto fotovoltaico a servizio della produzione dell’idrogeno. Vanno infatti proprio a energia elettrica gli elettrolizzatori che scindono la molecola dell’acqua per dare l’idrogeno: da una parte stocchiamo l’idrogeno a pressione, dall’altra liberiamo ossigeno nell’aria. Si parla di Hydrogen Valleys. E poi lì ci sono la raffineria dell’Api e la ferrovia e poco più lontano l’aeroporto e il porto di Ancona. Tutti ambiti che hanno bisogno di decarbonizzare».

Quindi la vostra materia prima è l’acqua?

«Esatto. Acqua demineralizzata».

Quanta ne serve e da dove la prendete?

«Non ne serve molta, in maniera un po’ approssimativa, lo stesso quantitativo di un condominio con 20-25 appartamenti.

La prendiamo dall’acquedotto».

E quanta energia producete?

«Pensiamo a circa 600 tonnellate di H2 l’anno, sufficienti a dare energia a 100 autobus per il trasporto pubblico locale... quel che può servire a una città come Ancona o Rimini».

Il nuovo impianto si chiama Opificio Idrogeno Marche (OIM). Pensate di poter replicare l’esperimento?

«Certo. Cerchiamo sinergie per sviluppare ulteriormente questo progetto e abbiamo un dialogo aperto con l’università e le principali infrastrutture che gravitano nell’area. A Falconara abbiamo anche in programma la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 30 megawatt».

LA SCHEDA

L’impianto di idrogeno verde dell’Opificio Idrogeno Marche integra in un unico sito tutte le fasi della filiera e permette di recuperare un’area industriale dismessa.

Un parco fotovoltaico da 15,8 MW complessivi (di cui 7,8 MW direttamente asserviti all’impianto e 8 MW integrati con un sistema di accumulo) produce energia pulita.

Quattro elettrolizzatori da 1 MW (4MW totali) producono oltre 600 tonnellate di H2. Sul posto è stata prevista una capacità di stoccaggio di 1.600 kg.

Per quanto riguarda la logistica e la distribuzione baie dedicate al caricamento di carri bombolai per il trasporto extra-sito e una stazione di rifornimento attiva sia per veicoli leggeri (autovetture) sia per mezzi pesanti (autobus e veicoli industriali).

Ma il progetto che vede protagonista Avizoo Gruppo Pollarini rappresenta anche un esempio di riconversione o rigenerazione industriale nel quale il patrimonio storico produttivo viene riconvertito a supporto della transizione energetica. Quanti sono in Italia (ma anche in Romagna) i siti oggi in stato di abbandono?

Oim, nelle intenzioni dei proprietari, vuole essere il primo nucleo di un progetto più ampio, quello di creare a Falconara un ecosistema energetico nel quale produzione rinnovabile, accumulo, idrogeno, mobilità e attività industriali possano progressivamente integrarsi.

La presenza di importanti infrastrutture industriali e logistiche offre condizioni favorevoli allo sviluppo della domanda di idrogeno e di nuovi servizi energetici. L’obiettivo del gruppo è trasformare un’area industriale dismessa in una nuova piattaforma produttiva, capace di accompagnare la transizione energetica del territorio e creare le condizioni per ulteriori investimenti industriali.

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