I vescovi dell’Emilia-Romagna contro la legge sul suicidio assistito: “Siamo alla cultura dell’inutilità della vita della persona sofferente”

La legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio assistito “favorisce una cultura della ‘inutilità’ della vita della persona sofferente e gravemente inabile”. E’ netta e senza appello la condanna del clero cattolico alla nuova normativa approvata nei giorni scorsi dall’Assemblea legislativa. La presa di posizione viene dalla Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, presieduta da Giacomo Morandi, presidente Ceer e vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, che aveva già manifestato “grave preoccupazione” per gli atti amministrativi con cui nel febbraio 2024 l’allora giunta Bonaccini era intervenuta sulla materia. Il cuore della opposizione dei vertici resta lo stesso: “Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica”. Il progetto di legge approvato ora, “pur riconoscendo la possibilità di un’obiezione di coscienza degli operatori sanitari, che dovrebbe essere estesa anche ai farmacisti, e l’importanza delle cure palliative - che in realtà dovrebbero essere una pre-condizione e non una semplice informazione data al paziente - non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano”, scrive la conferenza episcopale regionale. Al contrario, “in questi momenti la persona ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta da coloro che sappiano condividere questa fase della vita e i suoi interrogativi e anche da quelle cure palliative che, se fossero assicurate a tutti, garantirebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore”.

La legge regionale dell’Emilia-Romagna “apre, inoltre, la strada a prevedibili allargamenti e favorisce una cultura della ‘inutilità’ della vita della persona sofferente e gravemente inabile”, si legge in un altro passaggio della dichiarazione di Morandi. “Il principio di autodeterminazione reso assoluto finisce per snaturare l’esistenza in una dimensione privata, isolata, che provoca solitudine e che priva la persona della relazione con gli altri, in un individualismo che rinnega il valore della vita come bene comune da difendere e custodire insieme”.

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