Tredici giorni di pesce fresco, e poi più niente. Se il governo non manterrà la promessa. Se da Roma non sarà pagato il dovuto. «Aspetteremo fino al 13 luglio, dopodiché se gli armatori non avranno ricevuto i contributi del fermo pesca 2024 scatterà di nuovo lo “sciopero”, e i pescherecci resteranno in porto fino al 18 luglio».
Voce ferma, tono stentoreo, Massimo Pesaresi, direttore della Cooperativa lavoratori del mare di Rimini, fa sua la stanchezza e il malumore che serpeggiano tra i pescatori riminesi e annuncia la decisione presa, sabato mattina, all’indomani del vertice delle Marinerie dell’Adriatico tenutosi ad Ancona. «Nel capoluogo marchigiano sono arrivate tutte le delegazioni degli armatori dell’alto e medio Adriatico, da Termoli a Chioggia – racconta Pesaresi –, e alla fine si è stabilita la “conditio sine qua non”: bonifici erogati entro il 13 luglio, oppure sarà “blocco pesca”». Come quello scattato l’1 giugno scorso, quando, per una settimana, i 25 pescherecci della flotta riminese rimasero ormeggiati in porto per protesta contro i mancati pagamenti dei contributi del fermo pesca 2024 e 2025 e del credito d’imposta per i primi tre mesi di caro-carburante conseguente all’attacco israeloamericano all’Iran.
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