Giornata dei mulini 2026, la memoria industriale del Mulino della Polvere

Rimini
  • 17 maggio 2026

A Novafeltria esiste un mulino che non macinava cereali, ma un componente fondamentale per l’economia industriale (e non solo) del secolo scorso: la polvere pirica. Ne abbiamo parlato con il sindaco Stefano Zanchini, per capire come questo sito si inserisca nel progetto di recupero della memoria storica della Valmarecchia.

Sindaco Zanchini, il Mulino della Polvere ha una storia produttiva molto particolare, diversa dai classici mulini alimentari. Ci spiega il suo funzionamento e il legame con il territorio?

«Lungo la Valle del Marecchia, nel dopoguerra, c’erano più di 160 mulini: molti sono spariti, altri trasformati in ristoranti o musei. Il Mulino della Polvere è stato acquistato dal Comune di Novafeltria che a suo tempo lo aveva restaurato. Al suo interno c’è un albero a camme mosso dall’energia dell’acqua che aziona dei pistoni; questi trituravano la polvere pirica all’interno di una botte di miscelazione. Questa produzione era qui a Novafeltria anche perché siamo vicini alla miniera di Perticara, che era la miniera di zolfo più grande d’Europa. Quindi il legame è strettissimo».

Al momento il sito è interessato da alcuni lavori esterni. Qual è lo stato attuale e quando tornerà a essere fruibile per la popolazione?

«Oggi come oggi è un pochino degradato perché stanno costruendo il nuovo ponte sul Marecchia, che collega Novafeltria a Maiolo, e questo mulino si trova proprio al di sotto del ponte. Terminati i lavori a giugno, il mulino verrà ripreso, ulteriormente sistemato e pulito. L’intervento di risistemazione delle pertinenze avverrà nel periodo primavera-estate. Il nostro intendimento è di renderlo nuovamente fruibile e visitabile per l’estate, anche perché si trova all’ingresso del Parco Ivan Graziani, una zona molto frequentata soprattutto nella bella stagione».

In passato il mulino è stato protagonista di eventi culturali importanti. C’è l’intenzione di riprendere questa vocazione?

«Siamo all’interno di un festival dei mulini storici che si chiama “Macinare Cultura”, un progetto patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna all’interno del quale si fa teatro, musica e danza. A suo tempo avevamo fatto degli spettacoli, poi tra il Covid e altre motivazioni l’attività è stata sospesa per qualche anno. Pensiamo di poterla riprendere non appena il mulino tornerà visitabile: l’idea è proprio quella di ripensarlo in quest’ottica culturale».

Cosa rappresenta simbolicamente questo luogo per la storia di Novafeltria e della comunità di Perticara?

«Abbiamo lavorato molto in questi anni sul tema della memoria e del ricordo, e questo mulino si inserisce perfettamente in questo contesto. Ci riporta a quella che era un’attività importante nel secolo scorso, legata proprio alla miniera di Perticara. Sono ricordi che fanno capire quello che era il ruolo di queste strutture e l’attività che vi si creava. È un ruolo della memoria legato in parte alla miniera e in parte alle attività del luogo, non solo quella della polvere ma anche dei cereali. Serve per alimentare la curiosità e il ricordo di quello che era il nostro territorio».

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