Gadget nazisti a Rimini, il Comune bussa in Procura: “Diteci in che modo possiamo intervenire”

Rimini
  • 01 agosto 2026

«Il Comando della Polizia Locale ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Rimini una nota per segnalare il fenomeno e per chiedere un orientamento su come procedere e quindi domandando se l’esposizione e la vendita di questi gadget possano configurare ipotesi di reato o presentare elementi riconducibili a fattispecie penalmente rilevanti». Lo fa sapere Juri Magrini, assessore alla Polizia locale e Attività economiche, in merito all’ennesima segnalazione da parte di alcuni turisti di gadget e oggetti vari che richiamano esplicitamente personaggi, icone dei regimi fascista e nazista, in vendita in alcuni negozi della marina.

La reazione

Un ultimo episodio che si è sommato ad altre segnalazioni e non ha lasciato indifferente Palazzo Garampi, come segnala l’esponente di giunta, che prosegue: «I turisti stranieri giustamente si indignano e altrettanto comprensibilmente si domandano come sia possibile l’esposizione e ancor peggio il commercio di oggettistica che richiama alcune delle pagine più oscure e drammatiche della nostra storia recente».

Il nodo da sciogliere

Il problema però è piuttosto chiaro, come precisa Magrini: «Si è anche questa volta alle prese con un palese vuoto legislativo, frutto della mancata capacità nel corso degli anni di integrare la legge Scelba del 1952 – che introdusse il reato di apologia di fascismo e che prevede sanzioni per ‘chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo’ – con un dispositivo normativo chiaro e facilmente applicabile. Vendere gadget è o non è ‘esaltare esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo’? Se la risposta è ovvia per il senso comune, non lo è altrettanto sul piano giuridico, aprendo a interpretazioni e ai consueti ricorsi e contenziosi». Già più di dieci anni fa il Comune di Rimini si era fatto promotore di un’azione legislativa chiarificatrice, arenatasi poi nei palazzi romani e dimenticata da allora nel cassetto di ogni governo succedutosi, così come la stessa Regione Emilia Romagna si era attivata perché si arrivasse ad una legge risolutiva del fenomeno.

Le richieste

«Tutto questo porta oggettivamente i Comuni a vedersi restringere praticamente tutti gli ambiti di azione per mancanza di una legislazione chiara e ineccepibile». Per questo motivo il Comune è andato a bussare in Procura per avere dei chiarimenti. «In sostanza, chiediamo di sapere se e in quale misura l’Amministrazione e la Polizia Locale possano intervenire. Resta però l’auspicio – temo vano - che una risposta definitiva arrivi da un intervento legislativo nazionale, capace di colmare finalmente un vuoto che si trascina da troppo tempo».

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