Due le persone indagate, tra le quali figurerebbe l’ex presidente del Rimini Calcio Alfredo Rota, per reati di frode fiscale, indebita percezione di contributi e bancarotta fraudolenta, e un sequestro preventivo d’urgenza di disponibilità finanziarie, immobili e società per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro. È questo il bilancio dell’importante operazione denominata “Last Mover”, che è stata eseguita da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, coordinato dalla Procura, dopo il fallimento di una società riminese attiva nel comparto della logistica e del facchinaggio per conto di aziende sia nazionali che internazionali.
Contattato, Rota non ha voluto rilasciare particolari dichiarazioni in merito, limitandosi ad un «non so nulla, ma la cosa non mi riguarda». L’ex numero uno biancorosso per tre anni dal 2020 al 2023 sarebbe stato coinvolto nell’inchiesta in qualità di amministratore di fatto dell’azienda. Con lui anche il prestanome della società.
Le indagini hanno permesso di ricostruire un meccanismo illecito basato sull’utilizzo di imprese subappaltatrici destinate ad accumulare rilevanti debiti tributari e previdenziali, per poi essere condotte al fallimento, consentendo alla società capofila di praticare condizioni economiche particolarmente competitive sul mercato grazie ai risparmi d’imposta.
Contestualmente, sono state ricostruite operazioni finanziarie prive di adeguata giustificazione economica e documentale, tra cui prelievi di contante, che avrebbero contribuito ad aggravare il dissesto della società fino a determinarne il successivo fallimento.
Tra le condotte contestate figura anche l’indebita percezione di contributi a fondo perduto erogati nell’ambito delle misure di sostegno economico introdotte durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19. Sono state inoltre rilevate operazioni di depauperamento del patrimonio personale riconducibile all’amministratore di fatto della società, realizzate prevalentemente mediante atti di donazione in favore di familiari, al fine di sottrarre beni e disponibilità economiche a possibili azioni di recupero.
«A tutela del mercato sano»
«L’operazione di polizia giudiziaria si inserisce nel quadro delle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte alla tutela dei mercati, dell’economia legale, a salvaguardia dell’imprenditoria rispettosa delle regole e per la repressione di fenomeni di inquinamento del tessuto economico sano - hanno fatto sapere dal Comando delle Fiamme gialle riminesi -. Il provvedimento in parola è stato emesso sulla scorta degli elementi probatori acquisiti in fase di indagine preliminare; pertanto, in attesa di giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza».