La prima cosa che ha fatto Federico De Iulio non appena ha toccato il suolo italiano non ha avuto nulla a che fare con la geopolitica, ma con un rito di purificazione dopo giorni passati a scrutare il cielo degli Emirati: andare a mangiare una pizza. Per un diciassettenne del liceo Classico di Rimini, la fine di un’odissea non si misura in trattati, ma nel sapore di casa e nell’abbraccio ai genitori, in particolare alla madre, la persona che più gli è mancata mentre il mondo intorno sembrava correre verso il baratro.
Federico era partito per imparare le arti della diplomazia, ma la situazione si è trasformata in realtà cruda. Mentre i suoi compagni seguivano le lezioni a Rimini, lui si trovava in un albergo di Dubai a controllare lo schermo di un iphone. È lì che è rimasto impresso il ricordo più vivido: non solo la scia dei missili intercettati in cielo, guardati con una curiosità quasi distaccata, ma il suono. Un rumore “apocalittico” scaturito da decine di cellulari che vibravano all’unisono nella stanza, lanciando allerta in tempo reale.
Oggi è finalmente tornato a casa; sta bene e si è lasciato alle spalle la tensione di quei momenti, riprendendo la normalità della sua vita quotidiana. Resta però un piccolo amaro in bocca, un dettaglio che riporta tutto alla dimensione della sua età: a causa del blocco dei voli e dei giorni di attesa forzata, Federico ha dovuto rinunciare alla gita in Grecia con i suoi compagni di classe. Un paradosso del destino che lo ha visto prima testimone della storia globale e poi costretto a saltare quel rito di passaggio così atteso con i propri amici.