«Siamo in attesa, vediamo cosa succede». Così gli avvocati di Dassilva, Riario Fabbri e Andrea Guidi, ieri al termine dell’udienza al Tribunale della Libertà per il riesame della custodia cautelare in carcere del 35enne senegalese, detenuto dal luglio 2024 e unico imputato nel procedimento per la morte di Pierina Paganelli, avvenuta il 3 ottobre 2023. Un’udienza durata cinque ore durante la quale la difesa ha depositato una memoria di oltre duecento pagine per spiegare perché secondo i legali non può essere stato lui a uccidere la pensionata: dalla dinamica dell’aggressione, alle dichiarazioni di Manuela Bianchi, fino agli incidenti probatori sui dispositivi elettonici. La decisione sulla sua scarcerazione potrebbe arrivare proprio in queste ore, ma più il tempo passa, più le possibilità per lui di uscire dai Casetti si riducono, come hanno fatto trapelare i suoi legali.
La Cassazione, con sentenza pubblicata nelle scorse settimane, aveva infatti ancora una volta rinviato la decisione al Tribunale bolognese, affinché motivasse in maniera più puntuale alcuni passaggi (tra i quali le dichiarazioni rese dalla nuora e amante Manuela Bianchi) con cui aveva confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Rimini, Vinicio Cantarini.
Manuela e le sei ore dal pm
Dichiarazioni di Manuela Bianchi finite probabilmente anche al centro della sua convocazione a sorpresa, avvenuta proprio alla vigilia del Riesame, giovedì pomeriggio in Procura, in presenza del suo avvocato Nunzia Barzan e del consulente Davide Barzan.
La nuora di Pierina, nonché ex amante di Dassilva, nelle sei ore di audizione potrebbe infatti aver fornito al pm Daniele altri elementi per blindare la credibilità del proprio racconto, visto che la Corte di Cassazione aveva ordinato ai giudici del Riesame di motivare meglio l’attendibilità delle dichiarazioni rilasciate (e cristallizzate) in incidente probatorio dalla donna. Parole che servirono all’accusa per collocare Dassilva, la mattina del 4 ottobre 2023, nel garage di via del Ciclamino quando fu ritrovato il cadavere della 78enne. Più o meno ufficialmente, però, la Bianchi è stata ascoltata in merito all’indagine per falsa testimonianza aperta nei confronti di una sua amica, ascoltata lunedì scorso in Corte d’Assise. La donna, seppur tra numerose contraddizioni e versioni contrastanti, raccontò che a gennaio 2024, quindi dopo l’omicidio, la accompagnò a comprare un ciondolo a forma di Africa da regalare a Dassilva.
Lo stesso che, sempre secondo la testimone, in quei giorni avrebbe bloccato l’ex amante sul telefono e sui social, nonostante Manuela, che cercava un modo per ricucire il rapporto, avesse bisogno urgente di chiarirsi con lui. «Manuela è stata sentita a sommarie informazioni e la sua posizione non è cambiata» ha fatto sapere il consulente Davide Barzan giovedì sera all’uscita dal Palazzo di giustizia. Ergo, al momento resta indagata per favoreggiamento nei confronti di Dassilva. «Il verbale però è stato secretato e non possiamo rivelare nulla - ha concluso -. Manuela ha comunque risposto a tutte le domande». «Se sono più sollevata? Mai fino alla fine» sono state invece le parole della donna, prima di salire sull’auto dei propri legali e andare via.
Lunedì si torna in Assise
Giorni caldi, tra meeting in Procura e Riesame, arrivati a pochi giorni dalla nona udienza del processo, calendarizzata per lunedì. Un’udienza che per Louis potrebbe essere la prima da non detenuto.
Sul banco dei testimoni compariranno comunque altri consulenti e ufficiali di polizia che hanno seguito le indagini, ma come noto non ci sarà Valeria Bartolucci. La moglie di Dassilva, che per la difesa del senegalese con le sue dichiarazioni rappresenta l’alibi del marito per la sera dell’omicidio, salvo ulteriori sorprese (la sua deposizione, per motivi vari, è già slittata ben due volte) sarà ascoltata soltanto il prossimo 23 febbraio. Louis, invece, dovrà attendere il 23 marzo per parlare davanti alla Corte.