De Pascale al Meeting di Rimini: “I Cpr non funzionano, ma serve una strategia per espellere le persone socialmente pericolose”

Rimini
  • 25 agosto 2026

I Cpr “non stanno funzionando” e “sono le stesse comunità locali che non li vogliono, perché hanno paura di luoghi non controllati, non gestiti e che creano problemi”. Però, avverte il governatore dell’Emilia-Romagna De Pascale, la “risposta non può essere solo no. Perché una strategia per rendere anche esigibili le espulsioni, io dico delle persone socialmente pericolose, ci deve essere”.

Durante il punto stampa al Meeting di Rimini, il governatore dell’Emilia-Romagna torna sul nodo del Cpr che il Governo vorrebbe aprire in Regione. E De Pascale ribadisce che quelle strutture per come sono oggi non vanno. “Sono nati come luoghi di prima accoglienza dopo lo sbarco e oggi ospitano solo persone con precedenti penali. Capite che non è che non hanno le condizioni neanche di sicurezza”. Ma qualcosa va fatto, anche perché “ogni volta che falliamo rispetto al tema della gestione dell’immigrazione spunta una nuova proposta che alza il tiro della cattiveria”. Interpellato sul tema migranti, il dem ha citato l’intervento di Papa Leone a Rimini. “Siamo rimasti tutti molto colpiti ed emozionati dalle parole di Papa Leone. E la nostra convinzione è che un fenomeno epocale come quello dell’immigrazione non possa che affrontarsi con tre parole chiave. La prima è umanità”, perché secondo De Pascale “non si discute di come gestire il fenomeno migratorio mentre c’è una persona che sta annegando di mare. Questo non è eticamente e moralmente accettabile”. Ma le altre due parole, secondo il presidente regionale, “sono organizzazione e legalità, perché senza organizzazione e legalità non è possibile gestire il flusso il flusso migratorio”.

Oggi l’Italia, sono ancora parole di De Pascale, “si stima che abbia fra i 300 e i 500.000 immigrati irregolari presenti sul suolo nazionale, che non possono lavorare perché non possono avere un contratto di lavoro se non in nero e non possono fare un corso di formazione professionale”. In pratica, “l’unica strada che hanno è il caporalato o la possibilità di venire arruolati dalle organizzazioni malavitose, perché non può possono fare altro”. Quindi “da una parte serve una capacità maggiore di dare opportunità”, dall’altra parte “se una persona è irregolare in Italia e ha commesso un reato, non può succedere che lo Stato come reazione gli dia un foglio con su scritto ‘Esci dal Paese’” e basta.

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