Dal Senegal a Rimini, Sonia e la sua trattoria romagnola: “Gli affari vanno alla grande, tutti mi vogliono bene”

Rimini
  • 25 febbraio 2026

Sonia Thioro è arrivata in Italia dal Senegal nel 2001, e dopo aver lavorato per anni come cameriera ha deciso di aprire una sua attività, non senza ostacoli e problemi di vario tipo. Nel suo ristorante si mangia tipico romagnolo, un omaggio a una terra che l’ha accolta e le ha dato una possibilità.

I tuoi primi anni in Italia sono stati difficili?

«Quando sono arrivata in Italia nel 2001 non è stato facile, sono stata clandestina e senza documenti. I primi tempi andavo a Bologna a fare le pulizie a casa di un avvocato e guadagnavo 50€ ogni due giorni, giusto i soldi per mangiare».

Perché proprio la Romagna?

«Sono venuta a Rimini perché i miei fratelli erano già qui, e si trovavano molto bene. Ho lavorato per 18 anni come cameriera in un ristorante della zona, lì lavoravamo tantissimo e mi sono fatta conoscere da tanti riminesi. Ogni giorno tornavo a casa e non percepivo la stanchezza, il lavoro in sala mi appassionava e mi piaceva. Qui ho cominciato a maturare il sogno di aprire un mio locale».

Come sei arrivata ad aprire un’attività tutta tua?

«Nel 2020 sono riuscita ad aprire la mia attività grazie all’appoggio di un socio. La prima volta che ho visto questo posto non mi piaceva, poi lui mi ha convinto a crederci. Ci abbiamo messo 4 mesi per sistemare tutto e avviare il ristorante, abbiamo aperto ufficialmente il 20 febbraio 2020».

Poi è arrivato il Covid.

«Neanche un mese dopo l’apertura è arrivata la pandemia, costringendoci a chiudere subito i battenti. Nel 2021 ho lasciato definitivamente l’attività e sono tornata a lavorare come cameriera in un noto ristorante sul mare. Ma un pezzo del mio cuore era rimasto qui, non mi sono arresa e qualche anno più tardi ho pensato di riprovarci, da sola. Ho contattato i proprietari dell’immobile e ho detto che volevo riprendere il locale. Loro non ci credevano, pensavano che non ce l’avrei mai fatta senza l’appoggio di qualcuno, e invece eccomi qua. Il 5 dicembre del 2024 ho riaperto la trattoria, ora gli affari vanno alla grande e mi do molto da fare, stasera ho 120 persone!».

Ti sei mai sentita discriminata in questi anni?

«Mai. I Riminesi mi hanno sempre sostenuta, gli stessi clienti che avevo nel 2020 sono tornati qua non appena ho riaperto. Amo la Romagna e i romagnoli amano me, non ho mai subito episodi di razzismo. Un grande aiuto mi è stato dato dalla famiglia Pari, hanno una macelleria qua vicino, senza di loro non sarei dove sono ora».

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