Da Rimini all’Australia in bici. “Pronti a fare 25mila chilometri”

Rimini

Un metalmeccanico, un barista e due biciclette. È la cronaca di un’avventura iniziata ieri. Destinazione? L’Australia. Mezzo di trasporto? I propri polpacci. Pochi fronzoli, una camicia “orrenda” e un amo da pesca come portafortuna. Dimenticate i resort all-inclusive e i voli intercontinentali con film a bordo. Per Emanuele Lanzetti e e Riccardo Tura, di 25 e 27 anni, il viaggio della vita comincia con un colpo di pedale. Niente sponsor, niente ammiraglie al seguito: una tenda e tanta voglia di vedere dove finisce l’orizzonte. Abbiamo parlato con Emanuele, per farci raccontare la genesi di quest’avventura.

Com’è nata l’idea di questo viaggio?

«È nata dal bisogno di staccare dalla routine e cambiare vita per un po’. Lavorando in metalmeccanica i ritmi sono intensi, e sentivo il bisogno di un’esperienza forte, qualcosa che mi facesse respirare davvero. Non volevo la classica vacanza, ma un viaggio costruito con le mie forze».

Perché avete scelto proprio l’Australia come destinazione?

«Perché è lontanissima, quasi un simbolo del viaggio estremo. È una meta che rappresenta l’idea di andare fino in fondo. Per me poi non sarà solo l’arrivo: l’idea è di fermarmi lì uno o due anni e trasformare questa esperienza in un nuovo inizio. Mentre il mio compagno di viaggio, Riccardo, tornerà a casa».

Come viaggerete concretamente?

«Solo in bicicletta, con le nostre gambe e lo stretto necessario. Non abbiamo sponsor né supporto esterno. Abbiamo messo da parte circa tra i 6 e gli 8 mila euro lavorando e partiremo con tenda e attrezzatura essenziale. Il nostro lusso sarà il cielo sopra la testa».

Qual è la rotta che seguirete?

«Intanto possiamo dire che la distanza é variabile, in base a deviazioni che vorremmo fare o saremo costretti a fare. Comunque percorreremo circa 25mila chilometri con una media di un centinaio al giorno. Attraverseremo l’Europa passando dalla Slovenia, poi i Balcani e Grecia fino alla Turchia. Da lì vogliamo seguire una sorta di Via della Seta moderna: Asia Centrale, Cina da nord a sud e poi Sud-Est asiatico. L’ultimo contatto con la terraferma sarà Singapore, prima del salto verso l’Australia, probabilmente in aereo o in traghetto».

Il vostro obiettivo è arrivare o vivere il viaggio?

«Vivere il “mentre”. La destinazione è sicuramente importante, ma il senso vero è tutto ciò che succede lungo la strada: le persone che incontreremo, i luoghi che vedremo, le difficoltà e le scoperte quotidiane».

Come pensate di organizzarvi per dormire e mangiare?

«Viaggeremo in modo molto semplice. Dormiremo in tenda quando possibile e contiamo molto sull’ospitalità delle persone che incontreremo. Sarà un viaggio essenziale, senza fronzoli».

Avete anche dei portafortuna particolari?

«Sì, per quanto riguarda me una camicia oggettivamente brutta che ho battezzato come simbolo della spedizione. Se devi attraversare mezzo mondo faticando sotto il sole, tanto vale farlo con un tocco di stile... discutibile. Il mio amico Riccardo invece porterà un amo da pesca della sua famiglia».

Cosa rappresenta questo viaggio?

«È un modo per mettermi alla prova, uscire dalla mia zona di comfort e capire cosa voglio davvero dal futuro. Voglio vedere fin dove posso arrivare, non solo geograficamente ma anche come persona».

E una volta raggiunta la meta?

«Se tutto va secondo i piani, il brindisi di Natale sarà sotto il sole australiano. Poi mi piacerebbe restare lì un periodo, lavorare e vivere quest’esperienza fino in fondo».

Davanti a loro migliaia di chilometri, culture diverse e un mondo da attraversare. Con una tenda, pochi risparmi e tanta determinazione, Emanuele e Riccardo inseguono qualcosa che va oltre la meta geografica: la libertà di scegliere la propria strada, pedalata dopo pedalata.

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