Da Crans-Montana un monito per i locali della Romagna, il criminologo Affronte: “Sugli addetti all’antincendio in molti fanno i furbi”

Il criminologo Massimo Affronte, esperto di safety e security, era stato uno dei pochi a parlarne prima, denunciando il mercato dei party improvvisati a Capodanno. Prima che l’incendio di Crans-Montana costasse la vita a decine e decine di giovani e aprisse il famoso vaso di Pandora. Perché il tema, a prescindere dalla latitudine, resta universale: quello che è successo in Svizzera sarebbe potuto capitare ovunque, anche in qualche locale del Riminese.

“Vengono i brividi a ripensarci, ma il mio monito era chiaro: la sicurezza è percepita troppo spesso come un costo perché non si pensa mai al peggio, attenzione però a risparmiare su certi aspetti”.

Affronte ci tiene a precisare una cosa: “Non voglio fare dietrologia, le tragedie capitano per una serie di concause. E di questo se ne occuperà la magistratura. Però deve servirci per fare almeno una riflessione e rivedere quello che succede a casa nostra. Anche in discoteche ufficiali e popolari, quindi strutturate per fare pubblico spettacolo e spesso anche in regola con tutti i permessi”.

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Uno dei temi più cari ad Affronte è sempre stato quello dell’antincendio. “La legge parla chiaro, i piani di sicurezza prevedono un numero preciso di addetti all’antincendio, ma poi nella realtà molti fanno i furbi: personale che esiste solo sulla carta, impiegato alla cassa, al bar e nella sicurezza all’ingresso. Per cui anche i controlli degli enti preposti, che alle volte ci sono, non sono facili. Ma l’antincendio dovrebbe fare solo l’antincendio, essere riconoscibile, presidiare le uscite di sicurezza, controllare gli estintori e gestire situazioni di emergenza. Mica servire cocktail o sedare risse”.

Con il personale giusto, anche la tragedia di Crans-Montana si sarebbe potuta evitare? “Non ho la palla di vetro per dirlo, ma forse sarebbero morte meno persone. Intendiamoci: il sovraffollamento e la questione delle uscite di sicurezza, su cui la magistratura sta indagando, sono fattori fondamentali. Ma un addetto antincendio, se sa fare il suo lavoro, controlla anche il corretto funziamento delle porte di sicurezza. Ad esempio se sono apribili a spinta e sgombre da oggetti che ne impediscono la fruibilità, oltre a verificare che gli estintori siano al loro posto e non siano scaduti. Bisognerebbe redigere un verbale di controllo, fare la famosa bonifica come negli stadi. Ma soprattutto in caso di emergenza l’addetto antincendio dovrebbe sapere cosa fare e dove indirizzare i clienti per impedire il panico. Oltre al fatto che una o due volte all’anno sarebbero previste anche simulazioni per capire come muoversi in caso di emergenza, ma diciamocelo pure: chi mai le ha fatte?”

“Insomma – conclude Affronte – il concetto è sempre lo stesso: la sicurezza non è un costo, ma un investimento. Purtroppo però ce ne accorgiamo sempre troppo tardi”.

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